LiberaMente come Home Page    -    Il banner di LiberaMente    -    Aggiungi ai preferiti
Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - MAGGIO 2008  
Amore e intelligenza, non sempre di pari passo
 
 
di Maria Alessandra Crisafi
m.crisafi@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero V Maggio 2008
 
Jessie Nelson, regista del capolavoro “Mi chiamo Sam”, narra la storia di Sam (Sean Penn), un ragazzo semi-autistico il cui unico amore ed orgoglio è la figlia di sette anni,Lucy (Dakota Fanning). Quando le autorità minacciano di portargliela  via per affidarla ad una famiglia
“normale”, Sam farà di tutto per tenerla con sè. Un’avvocatessa di straordinaria bravura (Michelle Pfeiffer) prenderà a cuore il caso di Sam e lo affiancherà nella sua battaglia contro il mondo, stereotipato e incapace di guardare agli altri con occhi privi di pregiudizi. I dottori, la famiglia presso cui la bimba è in affidamento, la giuria e le persone “normali” giudicano Sam inadatto a prendersi cura della figlia che ormai aveva raggiunto un livello di intelligenza e capacità di
apprendimento di molto superiore a quello paterno. Considerato “diverso”, Sam vive l’umiliazione di vedersi sorvegliato durante le visite a sua figlia, subisce interrogatori e visite psichiatriche, ma non si scoraggia e fino alla fine tenta di ottenere l’affidamento di Lucy.

L’interpretazione di Sean Penn è straordinaria: le espressioni facciali, le movenze fisiche e la tonalità della voce rendono il personaggio credibile, senza scadere nel drammatico. Non c’è
commiserazione, ma solo una gran voglia di dimostrarsi al l’altezza. Dakota Fanning, bambina prodigio di Hollywood, surclassa i due attori protagonisti con un’interpretazione da Oscar.
Aiutata dalle sue doti innate, utilizza la tecnica imparata in tre anni di recitazione che rende i suoi occhi autentici e genuini, senza togliere naturalezza alla sua espressione. Questo film è consigliato a chi crede che nell’amore ci siano delle regole, a chi crede che la capacità di amare sia prerogativa delle persone “normali”, a chi crede che solo le persone intelligenti, colte e con un lavoro remunerativo, possano essere egualmente valide in termini di sentimenti. Il momento più commovente del film vede protagonisti Sam e Lucy: lei sta leggendo una favola e, ricordandosi che il padre, la sera precedente, non era riuscito a leggere la parola “diversi”, anche lei, per solidarietà, si ferma allo stesso punto e finge, per non ferirlo, di non riuscire a capire cosa ci fosse scritto. Sam si accorge dell’espediente della premurosa Lucy e la spinge a continuare perché, nonostante si renda conto della sua inferiorità intellettuale, è contento di essere superato dalla figlia, donano un amore incondizionato che a volte neanche i più intelligenti riescono a dimostrare.
Infatti, nonostante Lucy venga affidata ad una famiglia “normale” e, sotto certi punti di vista, del tutto invidiabile, la bimba continua a scappare di notte dalla finestra per raggiungere il padre.
Sam accoglie, quindi, ogni sera il suo angioletto con il pigiamino e i piedini scalzi, la fa addormentare e con molta onestà la riporta alla famiglia cui era stata affidata. Questa scena si ripete per qualche sera, finché anche la coppia affidataria si rende conto che Lucy può
essere felice solo con l’amore di suo padre, che è sicuramente “diverso”
da quello di molti: migliore.
 


Stampa questo articolo  

 

 
  Privacy  -  Disclaimer  -  WebSiteInfo