Jessie Nelson, regista del capolavoro “Mi chiamo Sam”, narra la storia di
Sam (Sean Penn), un ragazzo semi-autistico il cui unico amore ed orgoglio è
la figlia di sette anni,Lucy (Dakota Fanning). Quando le autorità minacciano
di portargliela via per affidarla ad una famiglia
“normale”, Sam farà di tutto per tenerla con sè. Un’avvocatessa di
straordinaria bravura (Michelle Pfeiffer) prenderà a cuore il caso di Sam e
lo affiancherà nella sua battaglia contro il mondo, stereotipato e incapace
di guardare agli altri con occhi privi di pregiudizi. I dottori, la famiglia
presso cui la bimba è in affidamento, la giuria e le persone “normali”
giudicano Sam inadatto a prendersi cura della figlia che ormai aveva
raggiunto un livello di intelligenza e capacità di
apprendimento di molto superiore a quello paterno. Considerato “diverso”,
Sam vive l’umiliazione di vedersi sorvegliato durante le visite a sua
figlia, subisce interrogatori e visite psichiatriche, ma non si scoraggia e
fino alla fine tenta di ottenere l’affidamento di Lucy.L’interpretazione
di Sean Penn è straordinaria: le espressioni facciali, le movenze fisiche e
la tonalità della voce rendono il personaggio credibile, senza scadere nel
drammatico. Non c’è
commiserazione, ma solo una gran voglia di dimostrarsi al l’altezza. Dakota
Fanning, bambina prodigio di Hollywood, surclassa i due attori protagonisti
con un’interpretazione da Oscar.
Aiutata dalle sue doti innate, utilizza la tecnica imparata in tre anni di
recitazione che rende i suoi occhi autentici e genuini, senza togliere
naturalezza alla sua espressione. Questo film è consigliato a chi crede che
nell’amore ci siano delle regole, a chi crede che la capacità di amare sia
prerogativa delle persone “normali”, a chi crede che solo le persone
intelligenti, colte e con un lavoro remunerativo, possano essere egualmente
valide in termini di sentimenti. Il momento più commovente del film vede
protagonisti Sam e Lucy: lei sta leggendo una favola e, ricordandosi che il
padre, la sera precedente, non era riuscito a leggere la parola “diversi”,
anche lei, per solidarietà, si ferma allo stesso punto e finge, per non
ferirlo, di non riuscire a capire cosa ci fosse scritto. Sam si accorge
dell’espediente della premurosa Lucy e la spinge a continuare perché,
nonostante si renda conto della sua inferiorità intellettuale, è contento di
essere superato dalla figlia, donano un amore incondizionato che a volte
neanche i più intelligenti riescono a dimostrare.
Infatti, nonostante Lucy venga affidata ad una famiglia “normale” e, sotto
certi punti di vista, del tutto invidiabile, la bimba continua a scappare di
notte dalla finestra per raggiungere il padre.
Sam accoglie, quindi, ogni sera il suo angioletto con il pigiamino e i
piedini scalzi, la fa addormentare e con molta onestà la riporta alla
famiglia cui era stata affidata. Questa scena si ripete per qualche sera,
finché anche la coppia affidataria si rende conto che Lucy può
essere felice solo con l’amore di suo padre, che è sicuramente “diverso”
da quello di molti: migliore.
|