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Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - MAGGIO 2008  
Beppe Grillo: novità o il passato che torna?
 
 
di Ivan Cardia
i.cardia@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero V Maggio 2008
 
Il 25 Aprile 2008 piazza San Carlo a Torino ha ospitato il V2-day, organizzato da Beppe Grillo, con
la partecipazione di circa quarantamila persone: una piazza importante, che non va dimenticata, non va trascurata, ma non va neanche enfatizzata al di là del dovuto. Anzitutto, rispetto alle dichiarazioni di Grillo stesso, va ridimensionato il numero dei partecipanti: non 120mila, come appare scritto sul sito, ma circa quarantamila appunto. La ragione è banale, l’ha fatto notare Filippo Facci sul Giornale: 120 mila persone in piazza San Carlo non ci stanno.

Una piazza importante dicevamo, una piazza che appoggia il suo capo-popolo, che lo segue, si fa ammaliare e ne sposa le idee. Forse, perché sposarne le idee non è troppo difficile, forse perché sono esattamente le stesse che l’uomo qualunque, l’uomo della strada, può discutere sull’autobus, nel bar, nel supermercato con qualche conoscente, alla stregua del tempo o del calcio. Non vogliamo mettere in dubbio il carisma di Grillo: come comico fa anche ridere, come intrattenitore ha alcuni lampi di genio, riesce a convincere le piazze, a farle partecipare
al proprio spettacolo, è riuscito a creare (forse con qualche taciuto aiutino da parte di qualche potere forte, ma non siamo qui nella posizione di lanciare accuse) un movimento di massa di dimensioni significative, ha capito prima di molti altri le potenzialità del web e dei nuovi metodi di fare informazione. Come uomo di spettacolo, è insomma sicuramente apprezzabile, come politico, un po’ meno. A questo riguardo è peraltro trascurabile il fatto che lui affermi di non voler fare politica, di non sentirsi un politico, di non aspirare a quella carriera (verrebbe da dire allora che si sta limitando a far da apripista a qualcun altro), perché, se si pone in antinomia con i politici, se discute di faccende che attengono alla vita politica del nostro Paese, se fa proposte di legge, se crea circoli politici (a pagamento ndr) tramite il suo sito, suona un po’ stonata la pretesa di non chiamare tutto ciò politica. Un po’ come se la Fiat dicesse di produrre biciclette.

Grillo ed i grillini (o grilli o grilletti, fate un po’ voi) dicono cose assolutamente vere, francamente condivisibili, nelle quali il pubblico si riconosce, cose che lo spettatore capisce e subito riadatta
come slogan. Il problema è che queste cose, oltre ad essere generalmente condivisibili, sono molto spesso anche banali. Sono le stesse argomentazioni che porterebbe avanti l’uomo della strada, spinto dalla rabbia e dalla frustrazione di una società che lentamente decade.
Il problema è che nel momento in cui si affaccia al mondo della politica, nel momento in cui si butta nell’agorà, Grillo non può pretendere di seguire le sue regole, tanto meno può decidere che le sue regole si applichino agli altri e non a se stesso. La coerenza è qualcosa
di necessario nella politica, quantomeno è necessaria per farsi alfieri di una lotta per la pulizia della politica stessa. Fare leva sui sentimenti del pubblico è nient’altro che un dejavu, è ciò su cui si basarono le dittature del Novecento, è qualcosa che ormai non può bastare, perché nel Terzo Millennio, si ha la possibilità di accedere ad una quantità praticamente smisurata di
informazioni, si possono conoscere gli altarini del Masaniello di turno.

Spulciando la rete, tanto cara a Grillo, si può scoprire che egli stesso ha goduto, per ben due volte, del tanto criticato condono berlusconiano; che possiede un parco macchine ed un parco ville non indifferenti; che il suo sito non è solo un portale aperto alle proteste del pubblico, ma anche un ottimo money-maker, un’ottima fabbrica di denaro, visto il notevole apporto di soldi che fa entrare nelle tasche del comico ligure (tramite la vendita di libri, dvd e gadgets vari);
che, stando alle sue regole, in Parlamento non ci andrebbe neanche per sogno, essendo condannato in via definitiva ad un anno e tre mesi per omicidio plurimo colposo; che i suoi più strenui sostenitori (Travaglio ad esempio) scrivono su quei giornali, che senza i finanziamenti
pubblici da lui tanto contestati non saprebbero di che campare; che ha definito “vecchia puttana” la senatrice a vita, nonché Nobel per la Medicina, Rita Levi Montalcini; che riesce a bloccare la gran parte dei libri che lo riguardano; che si rifiuta di rispondere alle domande
“offensive ed indegne” mandate via mail da un giornalista dell’Espresso, avendo paura del confronto e non riuscendo a dipanarsi nel mare delle sue controversie, nel mare della sua incoerenza. Ancora, basta rileggere l’illuminante articolo di Eugenio Scalfari, apparso qualche
mese fa su Repubblica, “L’invasione barbarica di Grillo”, per rendersi conto dell’assurdità delle sue proposte, alcune volte addirittura incostituzionali, generalmente facenti capo ad uno spirito qualunquista e populista, lo stesso spirito che ha informato le dittature del Novecento, uno spirito che difficilmente può convivere con la società democratica nella quale viviamo.

L’ultimo pensiero, lo vogliamo però dedicare alla nostra classe politica, perché il fenomeno del “Vaffa” esiste, è un dato di fatto, non si può far finta di niente, gli avversari non vanno mai né sottovalutati né sopravvalutati, vanno sempre lucidamente analizzati per quello che sono: il movimento di Beppe Grillo è composto da una moltitudine di persone, della più variegata
estrazione sociale, fa continuamente proseliti, convince sempre più i giovani. Siamo sicuri che la colpa di tutto ciò non sia anche della nostra classe politica? Siamo sicuri che questo disamore verso la politica, cavalcato abilmente dal comico, non sia un demerito di una classe politica che non è più in grado di rappresentare e tanto meno di guidare il Paese, piuttosto che un reale merito di Grillo? Per parte nostra, siamo certi che la politica italiana abbia bisogno urgente di un rinnovamento, abbia bisogno di riavvicinarsi al popolo, abbia bisogno di salvarlo da derive
populiste e neo-dittatoriali, abbia bisogno di non lasciarlo solo nelle mani dei novelli caporioni, dei novelli incitatori di masse e web-predicatori; perché siamo altrettanto certi che questi, capaci soltanto di criticare tutto e tutti, dai più autorevoli quotidiani italiani al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non siano proprio in grado di guidare il nostro Paese.
 

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