Il 25 Aprile 2008 piazza San Carlo a Torino ha ospitato il V2-day,
organizzato da Beppe Grillo, con
la partecipazione di circa quarantamila persone: una piazza importante, che
non va dimenticata, non va trascurata, ma non va neanche enfatizzata al di
là del dovuto. Anzitutto, rispetto alle dichiarazioni di Grillo stesso, va
ridimensionato il numero dei partecipanti: non 120mila, come appare scritto
sul sito, ma circa quarantamila appunto. La ragione è banale, l’ha fatto
notare Filippo Facci sul Giornale: 120 mila persone in piazza San Carlo non
ci stanno.
Una piazza importante dicevamo, una piazza che appoggia il suo
capo-popolo, che lo segue, si fa ammaliare e ne sposa le idee. Forse, perché
sposarne le idee non è troppo difficile, forse perché sono esattamente le
stesse che l’uomo qualunque, l’uomo della strada, può discutere
sull’autobus, nel bar, nel supermercato con qualche conoscente, alla stregua
del tempo o del calcio. Non vogliamo mettere in dubbio il carisma di Grillo:
come comico fa anche ridere, come intrattenitore ha alcuni lampi di genio,
riesce a convincere le piazze, a farle partecipare
al proprio spettacolo, è riuscito a creare (forse con qualche taciuto
aiutino da parte di qualche potere forte, ma non siamo qui nella posizione
di lanciare accuse) un movimento di massa di dimensioni significative, ha
capito prima di molti altri le potenzialità del web e dei nuovi metodi di
fare informazione. Come uomo di spettacolo, è insomma sicuramente
apprezzabile, come politico, un po’ meno. A questo riguardo è peraltro
trascurabile il fatto che lui affermi di non voler fare politica, di non
sentirsi un politico, di non aspirare a quella carriera (verrebbe da dire
allora che si sta limitando a far da apripista a qualcun altro), perché, se
si pone in antinomia con i politici, se discute di faccende che attengono
alla vita politica del nostro Paese, se fa proposte di legge, se crea
circoli politici (a pagamento ndr) tramite il suo sito, suona un po’ stonata
la pretesa di non chiamare tutto ciò politica. Un po’ come se la Fiat
dicesse di produrre biciclette.
Grillo ed i grillini (o grilli o grilletti, fate un po’ voi) dicono cose
assolutamente vere, francamente condivisibili, nelle quali il pubblico si
riconosce, cose che lo spettatore capisce e subito riadatta
come slogan. Il problema è che queste cose, oltre ad essere generalmente
condivisibili, sono molto spesso anche banali. Sono le stesse argomentazioni
che porterebbe avanti l’uomo della strada, spinto dalla rabbia e dalla
frustrazione di una società che lentamente decade.
Il problema è che nel momento in cui si affaccia al mondo della politica,
nel momento in cui si butta nell’agorà, Grillo non può pretendere di seguire
le sue regole, tanto meno può decidere che le sue regole si applichino agli
altri e non a se stesso. La coerenza è qualcosa
di necessario nella politica, quantomeno è necessaria per farsi alfieri di
una lotta per la pulizia della politica stessa. Fare leva sui sentimenti del
pubblico è nient’altro che un dejavu, è ciò su cui si basarono le dittature
del Novecento, è qualcosa che ormai non può bastare, perché nel Terzo
Millennio, si ha la possibilità di accedere ad una quantità praticamente
smisurata di
informazioni, si possono conoscere gli altarini del Masaniello di turno.
Spulciando la rete, tanto cara a Grillo, si può scoprire che egli stesso ha
goduto, per ben due volte, del tanto criticato condono berlusconiano; che
possiede un parco macchine ed un parco ville non indifferenti; che il suo
sito non è solo un portale aperto alle proteste del pubblico, ma anche un
ottimo money-maker, un’ottima fabbrica di denaro, visto il notevole apporto
di soldi che fa entrare nelle tasche del comico ligure (tramite la vendita
di libri, dvd e gadgets vari);
che, stando alle sue regole, in Parlamento non ci andrebbe neanche per
sogno, essendo condannato in via definitiva ad un anno e tre mesi per
omicidio plurimo colposo; che i suoi più strenui sostenitori (Travaglio ad
esempio) scrivono su quei giornali, che senza i finanziamenti
pubblici da lui tanto contestati non saprebbero di che campare; che ha
definito “vecchia puttana” la senatrice a vita, nonché Nobel per la
Medicina, Rita Levi Montalcini; che riesce a bloccare la gran parte dei
libri che lo riguardano; che si rifiuta di rispondere alle domande
“offensive ed indegne” mandate via mail da un giornalista dell’Espresso,
avendo paura del confronto e non riuscendo a dipanarsi nel mare delle sue
controversie, nel mare della sua incoerenza. Ancora, basta rileggere
l’illuminante articolo di Eugenio Scalfari, apparso qualche
mese fa su Repubblica, “L’invasione barbarica di Grillo”, per rendersi conto
dell’assurdità delle sue proposte, alcune volte addirittura
incostituzionali, generalmente facenti capo ad uno spirito qualunquista e
populista, lo stesso spirito che ha informato le dittature del Novecento,
uno spirito che difficilmente può convivere con la società democratica nella
quale viviamo.
L’ultimo pensiero, lo vogliamo però dedicare alla nostra classe politica,
perché il fenomeno del “Vaffa” esiste, è un dato di fatto, non si può far
finta di niente, gli avversari non vanno mai né sottovalutati né
sopravvalutati, vanno sempre lucidamente analizzati per quello che sono: il
movimento di Beppe Grillo è composto da una moltitudine di persone, della
più variegata
estrazione sociale, fa continuamente proseliti, convince sempre più i
giovani. Siamo sicuri che la colpa di tutto ciò non sia anche della nostra
classe politica? Siamo sicuri che questo disamore verso la politica,
cavalcato abilmente dal comico, non sia un demerito di una classe politica
che non è più in grado di rappresentare e tanto meno di guidare il Paese,
piuttosto che un reale merito di Grillo? Per parte nostra, siamo certi che
la politica italiana abbia bisogno urgente di un rinnovamento, abbia bisogno
di riavvicinarsi al popolo, abbia bisogno di salvarlo da derive
populiste e neo-dittatoriali, abbia bisogno di non lasciarlo solo nelle mani
dei novelli caporioni, dei novelli incitatori di masse e web-predicatori;
perché siamo altrettanto certi che questi, capaci soltanto di criticare
tutto e tutti, dai più autorevoli quotidiani italiani al Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, non siano proprio in grado di guidare il
nostro Paese.
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