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Un grande progetto, bisogna dirlo, ma anche una grande confusione. Dopo
il termine dei due congressi dei Democratici di Sinistra e della Margherita
possiamo dire che qualcosa si è finalmente mosso nella sinistra italiana. Un
nuovo soggetto politico sta nascendo, un p rogetto che potrà portare la
sinistra ad essere una forza socialista di stampo occidentale ed
assomigliare di più ai laburisti inglesi o ai democratici americani. Un
soggetto politico nuovo non più legato indissolubilmente al blocco
dell’estrema sinistra che rappresenta uno dei fardelli, se non il più
pesante, dell’attuale coalizione di governo.
I due congressi di Ds e Dl hanno parlato quasi con una voce sola, i maggiori
leader Rutelli, Marini, Veltroni, D’Alema, Fassino hanno espresso le loro
posizioni con forza ribadendo la volontà di creare il partito democratico,
tuttavia ci sono state delle defaillance. Una meno evidente, quella di
Parisi, che ha manifestato tutto il suo dissenso sulle modalità di fusione
dei partiti e un’altra, questa veramente importante, che ha sancito l’uscita
di Mussi dal neonato soggetto politico. “Compagni mi fermo qui” ha affermato
Fabio Mussi, uno degli esponenti di spicco dei Ds, sottolineando quel
processo di moderazione che il Pd percorrerà e che lui, come compagno,
uomo di sinistra, non può accettare.
Nello svolgimento dei due congressi è risultato evidente che i fondatori del
Pd (Fassino, D’Alema e Rutelli) stanno facendo, e faranno, il labor limae
cioè affronteranno e cercheranno di superare le diffi coltà che gli verranno
incontro per lasciare con poca voglia il loro nuovo partito a Walter
Veltroni, infatti, il suo discorso ha ricevuto solo consensi al congresso
della Quercia di Firenze e la sua presenza ha raccolto un’ovazione al
congresso diellino di Cinecittà. Il sindaco di Roma ha arringato la platea
con un discorso non da vecchia sinistra, ma da nuova sinistra europea,
liberale, occidentale. Bisogna dirlo e ribadirlo con continuità, il Pd è una
scommessa, è un sogno
non solo per gli uomini di sinistra ma per l’Italia che potrà finalmente
avere un blocco socialista/riformista capace di sostituire l’attuale sfacelo
presente nelle nostre sinistre.
È necessario sottolineare anche le discussioni che già percorrono il neonato
partito democratico, la prima e di maggior attualità è quella del
posizionamento internazionale del nuovo soggetto politico. Nel Pse (partito
socialista europeo) secondo i diessini e nel Ppe (partito popolare europeo)
secondo gli uomini della Margherita; è un problema rilevante che già agita
le acque del neonato schieramento e che non potrà mai essere risolto se non
con un compromesso che farà storcere la bocca ad entrambi gli ex partiti.
Sembra si stia studiando la creazione di un sottogruppo in seno al Pse in
modo tale da sbrogliare il groviglio che si è venuto a creare: né troppo a
sinistra né troppo al centro.
Altro dilemma che percorre le fila del Pd è la capacità di questo nuovo
soggetto di raccogliere consensi. Secondo alcuni sondaggi il Pd
raccoglierebbe circa il 25% delle preferenze un risulta o che ai più sembra
insufficiente a motivare la perdita da parte di ognuno delle proprie
specificità partitiche, che tutti vogliono cercare di preservare. Lo
“scarso” consenso che verrebbe raccolto sarebbe determinato da due fattori:
una perdita di voti a sinistra in favore del blocco
comunista (Prc-Pdci-Verdi) dovuta anche alla fuoriuscita dai Ds del
correntone di Mussi; e d’altro canto alcuni diellini potrebbero spostare le
proprie preferenze su formazioni centriste (quali Udeur o UDC). Bisogna
sperare che il partito democratico riesca a reggersi sulle sue fragili
fondamenta e che trovi un leader ( che sembra essere Veltroni) pronto a
prendere scelte capaci di creare realmente una nuova realtà politica che ci
sdogani da estremismi ormai anacronistici. Un progetto, un proposito, un
sogno per il nostro paese. Purtroppo siamo ancora in alto mare.
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