LiberaMente come Home Page    -    Il banner di LiberaMente    -    Aggiungi ai preferiti
Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - MAGGIO 2007  
Mio fratello è figlio unico
 
 
di Michela Grillo
LiberaMente Anno V Numero VII Maggio 2007
 
Siamo nei primi anni ’60. Accio, un bravissimo Emanuele Propizio, abbandonato il seminario a soli 12 anni per una “crisi di coscienza”, torna dalla famiglia, a Latina, dove però non trova un’accoglienza calorosa. E’ di indole ribelle, scontroso e attaccabrighe, sempre con la battuta pronta: una vera disperazione per i genitori, con i quali è in perenne conflitto. E un po’ per ripicca nei confronti della famiglia operaia, un po’ per l’influenza dell’amico Mario, Luca Zingaretti, fascista convinto, Accio finisce per iscriversi al partito, l’MSI, entrando in contrasto con il fratello maggiore Manrico, Riccardo Scamarcio, di idee totalmente opposte. Uno, Accio, ora cresciuto e con il volto di Elio Germano, pronto a partire per spedizioni punitive a Roma, e l’altro  Manrico, disposto alla lotta operaia, carismatico e amato da tutti. Costretti a vivere sotto lo stesso tetto, innamorati della stessa donna, in un confronto-scontro senza fine, tra fughe,ritorni, passioni e tante botte, che in realtà nascondono un amore disperato.

Ci parlano di un’Italia non riconciliata, non pacificata, ossessionata alla ricerca di un’identità che non riesce mai a diventare ascolto dell’altro, confronto vero  con chi è diverso da noi. Fino al drammatico ma commovente finale in cui Accio, dopo la conversione alla causa comunista, compie la vera rivoluzione, quella più concreta e utile. Liberamente tratto dal romanzo “Il
fasciocomunista” di Antonio Pennacchi, il film è diretto da Daniele Lucchetti, che sceglie di raccontare una storia “sull’ideologia senza che si parli di ideologia”, dando più spazio ai sentimenti, alle ragioni umane ed esistenziali che porteranno i due fratelli a una complicità e solidarietà che mai verranno meno. E’ proprio quando Accio e Manrico si rendono conto di essere per sempre e radicalmente diversi l’uno dall’altro che si riconoscono simili e “realmente” si toccano, ritrovandosi per la prima volta davvero fratelli.

Il film mette a nudo non solo i limiti della cultura fascista, ma anche le contraddizioni e le ingenuità dei movimenti di estrema sinistra dell’epoca, riuscendo comunque a strappare più di un sorriso. Un film a mio parere molto interessante e incisivo, che riesce a trasportarci nell’Italia sessantottina, un laboratorio di progetti rivoluzionari, di ideologie rosse e nere in cui il singolo, bisognoso di cimentarsi attivamente nell’impegno politico, smarriva spesso se stesso nella retorica di gruppo.
 

Stampa questo articolo  

 

 
  Privacy  -  Disclaimer  -  WebSiteInfo