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Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - GIUGNO 2008  
La città nascosta
 
 
di Viviana Verri
v.verri@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero VI Giugno 2008
 
Sono dappertutto, nelle strade affollate del centro, davanti ai supermercati, nelle stazioni a cercare riparo dal freddo, oggi sentiamo che sono persino nei cunicoli di un sottopassaggio nei pressi di S.Pietro. La scena è sempre la stessa: stanze buie, illuminate da fioche lampadine
accese abusivamente, intorno cumuli di stracci, resti di cibo, sporcizia. Una sorta di città parallela che si nasconde e si confonde nel caos e nell’indifferenza della Roma benestante. Ogni tanto qualcuno di loro muore e proviamo pietà, compassione per quella gente sfortunata che non ha niente, a cui per strada neghiamo persino una monetina (ma che ci vogliamo fare, la vita è ingiusta).

Poi muore qualcuno di noi, la studentessa che stava prendendo la metro, la donna che stava tranquillamente rientrando a casa e la nostra pietà diventa rabbia, furia, paura. Ormai abbiamo paura di questo esercito di invisibili che di giorno ignoriamo, ma che di sera può aggredire, violentare, uccidere. Non è armato perché gli basta la disperazione per attaccare le sue vittime, donne indifese e terrorizzate, pronte a lasciare la borsetta, i soldi, pur di scappare via. Ma loro non sono lì per i pochi spiccioli che abbiamo addosso, sono lì per prendersi la loro disperata e folle rivincita sulla nostra indifferenza, perché nelle stazioni buie e nei sotterranei delle metro siamo tutti uguali, tutti soli, senza quella folla che ci fa sentire protetti, sicuri, al riparo dal degrado. E quella stessa folla il giorno dopo, leggendo dell’ennesimo stupro, dell’ennesimo omicidio, si indigna, protesta, manifesta, chiede l’espulsione dei clandestini.

Tutto giusto, tutto legittimo, ma quel giorno, nella metro, perché quella folla non ha fermato la mano che uccideva con un ombrello una ragazza innocente? Dov’era quella folla, quando una donna aggredita gridava aiuto? Perché si parla di sicurezza solo quando ormai è diventata un’emergenza? Sono tutti bravi a prendersela con le istituzioni, a proporre soluzioni da caccia alle streghe come la ronda notturna di cittadini amati, ma perché nessuno si preoccupa della sicurezza delle proprie mogli, figlie, sorelle? Che ci fa una donna sola, di sera, in strade buie ed isolate, senza nessuno che si preoccupi di accompagnarla?

Certo, non è una soluzione al problema sicurezza ma, se invece di sprecarci in teorie ed ingegnose (talvolta barbariche) soluzioni facessimo, una volta tanto, qualcosa di concreto, forse meno donne perderebbero la vita. La sicurezza non è in un’arma, né in uno spray anti-aggressione, ma è sapere che non siamo sole. Siamo così bravi a chiuderci nel nostro guscio quando le cose succedono agli altri, ma cerchiamo di pensare che potrebbero succedere anche a noi e aiutiamo quando è possibile, perché chi aiuta una donna in difficoltà non è un eroe, ma semplicemente un cittadino che fa il suo dovere.
 
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