Il mio incontro con LiberaMente avvenne esattamente il 29 settembre 2004, il
mio primo giorno da matricola alla Luiss. Dopo aver fatto i miei primi passi
all’interno dell’Università senza una meta precisa, mi convinsi a chiedere
aiuto a qualcuno che potesse dirmi velocemente tutto quello che c’era da
sapere: dalla dislocazione delle aule, ai professori più cattivi. Ma chi
scegliere tra le tante facce sconosciute? la scelte ricadde su una persona
che mi sembrava più seria e professionale delle altre: Carmelo Dragotta, uno
dei padri storici del giornale, che, dopo avermi detto
con molta minuzia tutto quello che dovevo sapere, mi disse: “perchè non
vieni alla prossima riunione di redazione di LiberaMente? fidati, ti
piacerà!”. Più per conoscere qualcuno che per reale interesse ci andai, e fu
da lì in poi che nacque il mio “amore” per il giornale. Mi ricordo ancora il
primo articolo che scrissi riguardante la Libia!
Dopo pochi mesi decisi di impegnarmi maggiormente ed accettai la sfida di
diventare art director del giornale anche se, a dir la verità, non avevo ben
capito che cosa realmente dovessi fare. Il risultato fu che dopo un incontro
durato qualche ora con Guido Brescia, art director uscente (a lui,
nonostante i suoi modi sbrigativi e l’ossessione per i Macintosh, vanno
tutti i miei ringraziamenti), mi venne detto che il numero successivo
l’avrei curato io. Panico. Tuttavia, nonostante varie imprecisioni ed errori
ce la feci benissimo e da quel momento in poi, cercando di migliorarmi volta
dopo volta, ho continuato a gestire la parte grafica e d’impaginazione fino
ad oggi....anzi a ieri visto che d’ora in poi ci penserà il mitico Ivan
Cardia. Essere art director significa non andare mai sotto i riflettori,
significa lavorare giorno e notte - non sto scherzando - per tutte le 36 ore
precedenti all’invio della bozza in tipografia, significa essere più
sgridati che elogiati. Ma nulla è comparabile alla soddisfazione di ricevere
gli articoli in semplice formato word, trasformandoli nel giornale che ogni
mese trovate pronto così come lo avete in mano. Ho gestito la creazione di
circa 25 numeri, ho impaginato in condizioni estreme e a chilometri e
chilometri di distanza (Kiev, Mosca, Istanbul, Praga, Budapest...), ho visto
passare sette direttori mentre io ero lì, sempre presente.
Mi si permetta di ringraziare, tra tante, due persone: Alessandro Marrone,
altro padre storico del giornale, mio primo direttore. Fu lui a correggere
il mio primo articolo (dicendomi che andava bene....ed era una tragedia
invece!), fu con lui che feci le miei prime impaginazioni notturne. Di lui
ammirerò sempre la voglia di fare e lavorare e la sua capacità di essere
disponibile ad ogni ora del giorno e della notte: nell’ultima impaginazione
fatta insieme ci salutammo alle 5 di mattina e fu sempre lui, alle 8 della
stessa mattina a svegliarmi spronandomi al lavoro. Un direttore che dava
l’esempio! Ultimo, ma forse più sentito grazie, lo devo a Vincenzo Mirmina.
E’ stato il mio sesto direttore, ed è con lui che ho vissuto maggiormente il
giornale. Si rifletteva insieme sopra ad ogni problema, si valutavano
insieme gli articoli, ci si correggeva a vicenda i lavori di competenza.
Un’amicizia più che un mero rapporto giornalistico. Di lui non dimenticherò
l’umiltà, l’alta considerazione che aveva dei suoi redattori e la grande
capacità nello scrivere: era un vero scrittore, uno dei migliori- se non il
migliore - che LiberaMente abbia mai avuto.
Arrivederci ragazzi!
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