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Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - GIUGNO 2008  
Intervista al presidente di Alitalia Aristide Police
 
 
di Ivan Cardia
i.cardia@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero VI Giugno 2008
 
“Quest’intervista è un’esclusiva per LiberaMente, perché sono stato anch’io studente Luiss e mi fa piacere aiutare queste esperienze studentesche nella loro crescita.” Queste le motivazioni che hanno spinto Aristide Police, Presidente di Alitalia e Ordinario di Diritto Amministrativo a Tor Vergata, a concederci un’intervista su uno dei temi più scottanti dell’attualità nazionale. Ci racconti la sua esperienza in Alitalia. “Sono consigliere Alitalia dal Febbraio 2007, quindi la mia storia è poca cosa rispetto alla lunga storia di questa compagnia, che nasce 60 anni fa, in un periodo pionieristico per l’aeronautica, vivendo poi buona parte del Novecento come una delle più importanti compagnie aeree internazionali, conosciuta e rispettata all’estero.”

Quali i motivi storici dell’attuale crisi di Alitalia? “Ritengo che il motivo principale sia da ritrovare nella difficoltà, comune a tutte le imprese che operavano in una situazione di monopolio
legale, quindi non solo Alitalia, quando si sono trovate nella condizione, sotto le spinte comunitarie, di non operare più in monopolio.”

Gioca un ruolo anche un uso improprio della compagnia, ad esempio come ammortizzatore sociale? “Questo è un profilo connesso ad un uso strumentale di tutte le imprese pubbliche in quel periodo che si è soliti chiamare Prima Repubblica. L’impresa pubblica era in quel periodo, patologicamente ma anche fisiologicamente, usata per vari scopi, molto spesso anche seguendo logiche ideologiche e partitiche.”

Quale a questo punto il futuro di Alitalia? “Posso dire che il nuovo governo, prima e dopo il suo insediamento, si è fortemente impegnato ad occuparsi di Alitalia, sia strategicamente,
cioè in collegamento con l’imprenditoria nazionale, sia con la ripetuta manifestazione d’intenti
a sostenere un processo di transizione che non porti ad ipotesi di grave discontinuità o peggio ancora, di commissariamento.”

Come leggere le dichiarazioni di Berlusconi riguardo un possibile acquisto di Alitalia da parte delle FS? “Il tono di quell’intervista era sicuramente scherzoso, si voleva dare un senso di reazione ad un’eccessiva ed indebita ingerenza comunitaria, facendo presente che la politica italiana intende cooperare con le Autorità comunitarie ma non subirne passivamente i diktat.
Un date a Cesare quel che è di Cesare insomma. In ogni caso, quest’ipotesi di un intervento pubblico a sostegno di Alitalia, per quanto estrema, se fatta a condizioni di mercato deve considerarsi legittima anche a livello europeo.”

Lei ritiene che sia fondamentale mantenere Alitalia “italiana”? “L’industria aerea nel mondo è caratterizzata da accorpamenti, senza che venga dato particolare rilievo alla nazionalità. L’idea di una compagnia nazionale è un’idea romantica, certamente legittima ed apprezzabile, ma che va collegata ad un progetto industriale. La proposta Air France tendeva ad un totale integrazione, è possibile invece che altre proposte, pur rispettando l’aspirazione alla tutela “forte” della nazionalità, mirino ad integrarsi con prospettive strategiche ed industriali di grandi gruppi internazionali.”

Ma è possibile oggi che Alitalia competa a livello europeo, ad esempio con le compagnie low cost? “Per Alitalia serve un progetto industriale di respiro internazionale. Detto questo, i competitors di Alitalia vanno cercati in altre grandi compagnie di livello sovranazionale,
le low cost sono un mondo (ed un mercato) a parte.”

Perché si sono incontrate tante difficoltà nel vendere Alitalia? “Quanto alla procedura effettuata nella prima parte del 2007 dal Ministero dell’Economia, le difficoltà sono derivate essenzialmente dalla necessità di impiegare procedure di vendita pubblicistiche, quindi molto burocratizzate. Negoziazioni di questo tipo in realtà mal si conciliano con i vincoli formali di procedure burocratiche, vincoli che però nel nostro caso derivavano da obblighi di legge.”

Il prestito ponte da questo punto di vista è stato un utile modo di prendere tempo, o si risolverà in un voler procrastinare decisioni impopolari ma inevitabili? “Il prestito ponte si rivelerà utile se si concretizzeranno prospettive industriali solide, altrimenti non avrebbe grande utilità e potrebbe persino essere considerato in contrasto col diritto comunitario. Ritengo che, anche grazie all’impegno del Ministro Tremonti e della Presidenza del Consiglio (in primis Gianni Letta ndr), una prospettiva di risanamento potrebbe a breve concretizzarsi e quindi renderebbe
tale prestito particolarmente utile in termini industriali ed anche d’interesse generale.”

Un’ultima domanda, avremo in futuro una compagnia di bandiera? “Se per compagnia di bandiera intendiamo una compagnia che sui propri vettori esibisca il tricolore, rappresentandoci nel mondo, le posso dire: sicuramente sì.”
 
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