“Quest’intervista è un’esclusiva per LiberaMente, perché sono stato anch’io
studente Luiss e mi fa piacere aiutare queste esperienze studentesche nella
loro crescita.” Queste le motivazioni che hanno spinto Aristide Police,
Presidente di Alitalia e Ordinario di Diritto Amministrativo a Tor Vergata,
a concederci un’intervista su uno dei temi più scottanti dell’attualità
nazionale. Ci racconti la sua esperienza in Alitalia. “Sono consigliere
Alitalia dal Febbraio 2007, quindi la mia storia è poca cosa rispetto alla
lunga storia di questa compagnia, che nasce 60 anni fa, in un periodo
pionieristico per l’aeronautica, vivendo poi buona parte del Novecento come
una delle più importanti compagnie aeree internazionali, conosciuta e
rispettata all’estero.”
Quali i motivi storici dell’attuale crisi di Alitalia? “Ritengo che
il motivo principale sia da ritrovare nella difficoltà, comune a tutte le
imprese che operavano in una situazione di monopolio
legale, quindi non solo Alitalia, quando si sono trovate nella condizione,
sotto le spinte comunitarie, di non operare più in monopolio.”
Gioca un ruolo anche un uso improprio della compagnia, ad esempio come
ammortizzatore sociale? “Questo è un profilo connesso ad un uso
strumentale di tutte le imprese pubbliche in quel periodo che si è soliti
chiamare Prima Repubblica. L’impresa pubblica era in quel periodo,
patologicamente ma anche fisiologicamente, usata per vari scopi, molto
spesso anche seguendo logiche ideologiche e partitiche.”
Quale a questo punto il futuro di Alitalia? “Posso dire che il nuovo
governo, prima e dopo il suo insediamento, si è fortemente impegnato ad
occuparsi di Alitalia, sia strategicamente,
cioè in collegamento con l’imprenditoria nazionale, sia con la ripetuta
manifestazione d’intenti
a sostenere un processo di transizione che non porti ad ipotesi di grave
discontinuità o peggio ancora, di commissariamento.”
Come leggere le dichiarazioni di Berlusconi riguardo un possibile
acquisto di Alitalia da parte delle FS? “Il tono di quell’intervista era
sicuramente scherzoso, si voleva dare un senso di reazione ad un’eccessiva
ed indebita ingerenza comunitaria, facendo presente che la politica italiana
intende cooperare con le Autorità comunitarie ma non subirne passivamente i
diktat.
Un date a Cesare quel che è di Cesare insomma. In ogni caso, quest’ipotesi
di un intervento pubblico a sostegno di Alitalia, per quanto estrema, se
fatta a condizioni di mercato deve considerarsi legittima anche a livello
europeo.”
Lei ritiene che sia fondamentale mantenere Alitalia “italiana”?
“L’industria aerea nel mondo è caratterizzata da accorpamenti, senza che
venga dato particolare rilievo alla nazionalità. L’idea di una compagnia
nazionale è un’idea romantica, certamente legittima ed apprezzabile, ma che
va collegata ad un progetto industriale. La proposta Air France tendeva ad
un totale integrazione, è possibile invece che altre proposte, pur
rispettando l’aspirazione alla tutela “forte” della nazionalità, mirino ad
integrarsi con prospettive strategiche ed industriali di grandi gruppi
internazionali.”
Ma è possibile oggi che Alitalia competa a livello europeo, ad esempio
con le compagnie low cost? “Per Alitalia serve un progetto industriale
di respiro internazionale. Detto questo, i competitors di Alitalia vanno
cercati in altre grandi compagnie di livello sovranazionale,
le low cost sono un mondo (ed un mercato) a parte.”
Perché si sono incontrate tante difficoltà nel vendere Alitalia?
“Quanto alla procedura effettuata nella prima parte del 2007 dal Ministero
dell’Economia, le difficoltà sono derivate essenzialmente dalla necessità di
impiegare procedure di vendita pubblicistiche, quindi molto burocratizzate.
Negoziazioni di questo tipo in realtà mal si conciliano con i vincoli
formali di procedure burocratiche, vincoli che però nel nostro caso
derivavano da obblighi di legge.”
Il prestito ponte da questo punto di vista è stato un utile modo di
prendere tempo, o si risolverà in un voler procrastinare decisioni
impopolari ma inevitabili? “Il prestito ponte si rivelerà utile se si
concretizzeranno prospettive industriali solide, altrimenti non avrebbe
grande utilità e potrebbe persino essere considerato in contrasto col
diritto comunitario. Ritengo che, anche grazie all’impegno del Ministro
Tremonti e della Presidenza del Consiglio (in primis Gianni Letta ndr), una
prospettiva di risanamento potrebbe a breve concretizzarsi e quindi
renderebbe
tale prestito particolarmente utile in termini industriali ed anche
d’interesse generale.”
Un’ultima domanda, avremo in futuro una compagnia di bandiera? “Se
per compagnia di bandiera intendiamo una compagnia che sui propri vettori
esibisca il tricolore, rappresentandoci nel mondo, le posso dire:
sicuramente sì.”
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