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Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - GIUGNO 2008  
Iron Man
 
 
di Guido Brescia
g.brescia@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero VI Giugno 2008
 
E’ arrivato sugli schermi italiani da poche settimane Iron Man, l’ultima pellicola dedicata ai supereroi della storica casa editrice americana di comics Marvel. La trasposizione
cinematografica del soggetto originale è stata attualizzata: se nel fumetto si citava il pericolo rosso e la guerra in Vietnam, oggi i riferimenti sono al terrorismo islamico e alla guerriglia in Afghanistan. Ma a parte dei tenui riferimenti politici, non si può definire Iron Man un film impegnato. Iron Man è un classico del filone degli eroi “mascherati”, in particolare è il classico inizio di una quasi palese futura trilogia: vediamo la formazione dell’eroe, Tony Stark, la sua nascita e catarsi da antieroe signore delle armi con la sua Stark Industries a paladino della pace dietro l’armatura di Iron Man.

La trama è esile: Tony Stark viene rapito da alcuni terroristi che vorrebbero costringerlo a costruire la superarma definitiva. Il protagonista però non cede e segretamente costruisce invece un primo abbozzo di armatura per fuggire dalla sua prigionia. Dopo la fuga e il rocambolesco ritorno in patria Stark si trova profondamente cambiato nel fisico e nell’animo, decide di abbandonare la produzione delle armi e affidare il proprio genio a scopi più alti. Costruita una seconda armatura, ben più raffinata ed efficiente, si proclamerà difensore del popolo afgano ritornando sul campo di battaglia e sbaragliando i terroristi. Ma da qui in poi comparirà un nuovo e insospettabile (o forse no?) nemico.

Se la trama non lascia nulla di inatteso, applausi invece per gli ottimi effetti speciali, per la colonna sonora - tra i Muse e i Black Sabbath con l’omonima “Iron Man” non mancheranno soddisfazioni per i più “rockettari” - e soprattutto per le interpretazioni: Tony Stark, interpretato da un ottimo Robert Downey Jr. è decisamente credibile e ben caratterizzato. La simbiosi tra il protagonista e l’attore è molto forte, anche perché il percorso di caduta e rinascita dell’eroe è molto simile alla biografia personale dell’attore, molto travagliata. Gwyneth Paltrow nelle vesti della timida ma efficiente assistente di Tony Stark è gradevole e un irriconoscibile Jeff Bridges nei panni del mentore non troppo buono del protagonista si muove bene. La scena è e resta comunque tutta nelle mani di Downey, che incarna in toto il film e lo trascina tutto sulle sue spalle.

Un po’ come in Batman Begins, è la genesi e la sofferenza dell’eroe a fare la storia. Qui magari con meno psicologia, con toni meno cupi e forse anche con un budget inferiore: comunque si è giunti a un risultato sebbene non da capolavoro certamente più che apprezzabile, a differenza di altri esperimenti mal riusciti nelle trasposizioni da fumetti a cinema. Se gradite i film di supereroi, una visione caldamente consigliata.
 
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