E’ arrivato sugli schermi italiani da poche settimane Iron Man, l’ultima
pellicola dedicata ai supereroi della storica casa editrice americana di
comics Marvel. La trasposizione
cinematografica del soggetto originale è stata attualizzata: se nel fumetto
si citava il pericolo rosso e la guerra in Vietnam, oggi i riferimenti sono
al terrorismo islamico e alla guerriglia in Afghanistan. Ma a parte dei
tenui riferimenti politici, non si può definire Iron Man un film impegnato.
Iron Man è un classico del filone degli eroi “mascherati”, in particolare è
il classico inizio di una quasi palese futura trilogia: vediamo la
formazione dell’eroe, Tony Stark, la sua nascita e catarsi da antieroe
signore delle armi con la sua Stark Industries a paladino della pace dietro
l’armatura di Iron Man.
La trama è esile: Tony Stark viene rapito da alcuni terroristi che
vorrebbero costringerlo a costruire la superarma definitiva. Il protagonista
però non cede e segretamente costruisce invece un primo abbozzo di armatura
per fuggire dalla sua prigionia. Dopo la fuga e il rocambolesco ritorno in
patria Stark si trova profondamente cambiato nel fisico e nell’animo, decide
di abbandonare la produzione delle armi e affidare il proprio genio a scopi
più alti. Costruita una seconda armatura, ben più raffinata ed efficiente,
si proclamerà difensore del popolo afgano ritornando sul campo di battaglia
e sbaragliando i terroristi. Ma da qui in poi comparirà un nuovo e
insospettabile (o forse no?) nemico.
Se la trama non lascia nulla di inatteso, applausi invece per gli ottimi
effetti speciali, per la colonna sonora - tra i Muse e i Black Sabbath con
l’omonima “Iron Man” non mancheranno soddisfazioni per i più “rockettari” -
e soprattutto per le interpretazioni: Tony Stark, interpretato da un ottimo
Robert Downey Jr. è decisamente credibile e ben caratterizzato. La simbiosi
tra il protagonista e l’attore è molto forte, anche perché il percorso di
caduta e rinascita dell’eroe è molto simile alla biografia personale
dell’attore, molto travagliata. Gwyneth Paltrow nelle vesti della timida ma
efficiente assistente di Tony Stark è gradevole e un irriconoscibile Jeff
Bridges nei panni del mentore non troppo buono del protagonista si muove
bene. La scena è e resta comunque tutta nelle mani di Downey, che incarna in
toto il film e lo trascina tutto sulle sue spalle.
Un po’ come in Batman Begins, è la genesi e la sofferenza dell’eroe a fare
la storia. Qui magari con meno psicologia, con toni meno cupi e forse anche
con un budget inferiore: comunque si è giunti a un risultato sebbene non da
capolavoro certamente più che apprezzabile, a differenza di altri
esperimenti mal riusciti nelle trasposizioni da fumetti a cinema. Se gradite
i film di supereroi, una visione caldamente consigliata.
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