Artisti e avventurieri, amanti e viveur popolano la Venezia settecentesca, a
cavallo tra l’antico regime e i venti rivoluzionari che dalla Francia
soffieranno in tutta Europa. E’ questo lo sfondo de “La vedova scaltra”,
commedia goldoniana del 1748 che mette in scena gli intrecci amorosi tra una
giovane vedova e quattro nobili e coraggiosi cavalieri, pronti a tutto pur
di conquistarla; la donna però, lungi dall’essere quieta e remissiva, è
scaltrita ma, al tempo stesso, delusa dall’esperienza matrimoniale con un
uomo ben più anziano di lei. La vedova è ora alla ricerca dell’Amore, quello
vero, che le faccia provare le emozioni e le palpitazioni di un sentimento
fresco, autentico, non quello sopito ed imbrigliato dal perbenismo che aveva
vissuto con il “Sior consorte”.
Riusciranno i nostri quattro eroi a farle riscoprire l’amore sensuale?
Sembra la domanda implicita nel grande letto vuoto al centro della scena,
custode dei sogni, delle speranze e delle solitudini della donna. Questo lo
scenario immaginato dallo scenografo Enrico Job nella rivisitazione della
commedia goldoniana che, con la regia di Lina Wertmüller, andrà in scena al
teatro Eliseo di Roma dall’8 al 27 gennaio. Se già Goldoni aveva innovato la
“Commedia dell’arte”, sostituendo la rigidità delle sue maschere con la
spontaneità e la passionalità degli uomini comuni, la Wertmüller ne fa una
rilettura in chiave ancor più moderna, portando in scena il gioco del
corteggiamento, dove ognuno sembra recitare un proprio ruolo, ma dove, in
realtà, un copione non esiste perché Rosaura, la donna contesa, si prende
gioco dei suoi amanti, li tiene sulle spine ed alla fine, con spirito
critico e disincantato, enuncia i difetti del suo prescelto. Un amore che
non è cieco idillio, ma consapevole accettazione di uomini non perfetti,
pieni di limiti ma che sanno farsi amare con la loro simpatia ed allegria,
qualità compendiate nella maschera di Arlecchino.
Una sorta di “carnevale dell’amore” che nasconde nella sua frastornante
allegria un bisogno autentico, forse disperato, di amare ed essere amati
davvero, di rinascere dal lutto per vivere finalmente una vita vera, non più
avara di sentimenti e passione, una vita che, artisticamente,
l’Europa di fine settecento si preparava a vivere con il Romanticismo. Per
chi volesse immergersi in questa ondata di comicità e sensualità,
l’appuntamento è nel 2008 al teatro Eliseo.
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