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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


MAGAZINE - DICEMBRE 2007  
Sogno un calcio (e un'Italia)...
Nulla è cambiato dopo lo scandalo delle intercettazioni
 
di Alessandro Santini
a.santini@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero III Dicembre 2007
 
Prima di Moggi gli arbitri sbagliavano perché erano in mala fede; oggi sbagliano perché sono giovani… A parte il modo di commentare e raccontare le cose, nulla sembra essere cambiato dopo lo scandalo delle intercettazioni: scontri in Lega, polemiche esagerate, fino al crescente odio verso la polizia, le violenze, la repressione, i morti…Diceva Churchill degli italiani: “perdono le guerre come se fossero partite di calcio; vincono le partite di calcio come fossero delle guerre”.

Per questo sogno un calcio con stadi pieni, con fieri tifosi che graffiano il cielo con i loro vessilli,
bambini che garriscono al vento le loro bandierine, Ultras che difendono i loro colori con lealtà, che fanno una “guerra non violenta”, che uniscono mille e più voci in un unico coro, che trasmettono l’orgoglio di appartenere ad un’unica anima, identità e città. La mamma che compra i lupini al figlio nell’intervallo, l’ingegnere che abbraccia l’operaio al gol, il professore universitario con la sciarpa che gli copre quasi tutto il viso ed inveisce per un’ammonizione, il pensionato incallito che digrigna i denti, diventa rosso, gonfia la gola come un lupo durante i tre minuti di recupero. E che il triplice fischio sia solo la conclusione di una partita, di un momento di aggregazione, svago e sfogo dopo una settimana di dura realtà, lavoro e rospi ingoiati.

Sogno un calcio in cui ci sia la certezza della pena, in cui spariscano i biglietti nominativi, i tornelli, i divieti di trasferta, le sbarre, il filo spinato per evitare di scavalcare. La carta che buttereste per terra in Italia, se andate in Svizzera non la buttate per tre semplici ragioni: 1) vi puniscono in modo esemplare, 2) gli altri vi insultano, 3) la carta per terra non la butta nessuno e voi siete portarti a non farlo. Sogno trasmissioni sportive senza faziosi, senza discussioni su episodi ormai passati che non si possono più cambiare: per questo sogno Tombolini, Matteo Dotto e Casarin disoccupati. Trasmissioni dove l’arbitro a fine partita può spiegare in modo sereno ai giornalisti le sue decisioni, dove si facciano vedere solo i gol, la classifica delle azioni più belle, delle parate più difficili, delle triangolazioni e dei colpi di tacco più spettacolari; trasmissioni dove si parli
di giovani promettenti delle serie minori, di altri sport come pallavolo, basket, atletica leggera, rubgy e boxe.

Sogno una serie A a sedici squadre e una B a diciotto perché il campionato non è come la gita di quinto liceo: più ne siamo, meglio è. Sogno una regola che costringa a sviluppare i vivai e permetta di avere solo cinque stranieri in rosa. Quanti De Rossi “inesplosi” ci sono in Italia?
Sogno un calcio più oggettivo, con un mezzo che consenta di fugare dubbi in modo veloce senza snaturare le regole del gioco: moviola in campo, quattro arbitri, due giudici di linea, auricolari, megaschermi ... scegliete voi. Un calcio in cui vince il più bravo in campo, si chiami esso Empoli o Albinoleffe, e non chi ha più tifosi, più potere, più fatturato. Diceva Gianni Rivera: “il calcio non è né sporco, né pulito. E’ come tutto il resto”. E’ uno specchio della società italiana, delle sue fantastiche virtù e delle sue vergognose ed incivili lacune.

Per questo sogno un calcio (e un’Italia) in cui non si siano più gli occhiolini, in cui non si chiuda più un occhio, in cui non ci siano più calci…in culo e raccomandazioni. Sogno un calcio (e un’ Italia) in cui valga di più la “conoscenza” rispetto alle “conoscenze”, alle amicizie e ai sotterfugi.
Sogno un calcio (e un’Italia) non in cui siamo tutti uguali (sarei un sognatore pazzo…), ma in cui siamo tutti “pari”, in cui cioè si abbiano più o meno le stesse condizioni di partenza. Non ha senso chiedere di arrivare allo stesso traguardo se uno corre con l’ultimo modello di Nike, uno senza scarpe e l’altro ancora senza una gamba. Un calcio e un paese più equo, con meno marketing e diritti televisivi e più valori. Un “modello italiano” per la soluzione dei nostri problemi.

“Tutti i nostri sogni possono diventare realtà se abbiamo il coraggio di perseguirli”, diceva Walt Disney. Alcune persone sognano…Altre invece si svegliano la mattina presto e lavorano duro per realizzare le proprie aspirazioni, per completare la propria opera di Uomo. Coraggio allora, il calcio (e l’Italia) ha bisogno di un nuovo sistema, regole, cultura, di nuovi interpreti grintosi
e commuoventi come l’Ascoli di Costantino Rozzi, concreti e vincenti come il Milan di Nereo Rocco, belli e spettacolari come l’Olanda di Johan Cruijff.
 
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