La maggioranza degli italiani ha le idee ben chiare: bipolarismo, premierato
forte e azione di governo ancorata ad un programma. Viviamo nella “fobia”
della necessità e dell’opportunità
di una riforma dell’attuale legge sul voto. Senza dubbio il “porcellum” di
Roberto Calderoli ha delle lacune (mancanza di premio di maggioranza al
Senato e liste bloccate), ma il vero problema
non è la scelta tra sistemi proporzionali o maggioritari, con premio di
maggioranza o senza, con liste bloccate o con le preferenze, la decisione
che deve essere presa investe l’assetto
costituzionale del nostro paese: si deve scegliere se essere una democrazia
parlamentare o una democrazia presidenziale.
Dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi molto è cambiato nel panorama
politico nazionale, si è affermata una nuova “moralità” nella politica: il
presentare un programma di governo da rispettare e attuare nella
legislatura, l’indicare preventivamente le alleanze e il candidato alla
Presidenza del Consiglio. Nella Prima Repubblica ciò non accedeva, si andava
al voto senza sapere chi avrebbe governato, chi sarebbe stato il capo del
governo e cosa avrebbe fatto durante il suo mandato. Con i presenti assetti
costituzionali, le modalità che meglio si adattano per la scelta dei governi
sono quelle della Prima Repubblica. L’Italia era ed è una democrazia
parlamentare, ciò vuol dire che il popolo elegge un Parlamento, ma poi sono
le Camere che decretano quale governo debba essere nominato e l’esecutivo
risponde solo e soltanto al Parlamento. Come non dovrebbe sfuggire a
nessuno, le convinzioni degli italiani in materia sono molto cambiate e lo
dimostra anche l’imponente raccolta di firme che ha portato a depositare
presso la Corte di Cassazione più di 870mila adesioni di cittadini che
chiedono un referendum sulla legge elettorale.
La scelta sul sistema di voto è fondamentale, ma lo è ancor di più una
riforma costituzionale che sia di tipo presidenziale e tale da legare il
premier prescelto esclusivamente al voto degli elettori, in modo che non si
verifichino “ribaltoni”. La scelta è tra parlamentarismo e presidenzialismo,
la legge sul voto segue logicamente questa scelta: optando per la prima
ipotesi è da preferire un sistema proporzionale, preferendo, invece, il
presidenzialismo, la legge elettorale non potrebbe che essere maggioritaria.
Gli elettori sono conviti della scelta compiuta, ma per passare “dalla
potenza all’atto” serve la volontà dei politici.
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