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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


MAGAZINE - DICEMBRE 2007  
Come foglie su un albero d'autunno
 
 
di Antonio Paolo
LiberaMente Anno VI Numero III Dicembre 2007
 
Enzo Marco Biagi così firmava nel 1937 il suo primo articolo sull’Avvenire d’Italia e il coraggio
della sua voce già risuonava nell’ultimo quarto del ventennio fascista. Da allora ne è passato di tempo, senza logorare quel carisma che l’ha portato a fare l’inviato nelle zone di guerra, finendo anche in gattabuia. La vita di Enzo Biagi è piena, anzi straripante di note di merito, di successi editoriali e televisivi, ma la sua voglia di libertà lo ha costretto ad allontanarsi dalla TV, perché se l’informazione fosse sana potrebbe smascherare i disvalori della realtà politica italiana. Il saluto degli italiani a Biagi è stato un fragore di animi, una scia di lacrime alle quali voglio aggiungerne una mia, un po’ nostalgica, tanto commossa.

Il saluto di Biagi agli Italiani è stata la sua vita, interamente dedicata al libero giornalismo e suggellata dagli innumerevoli saggi, tra i quali mi preme segnalare Sogni Perduti e “I” come italiani. Dopo tanti arrivederci Biagi ha dato l’addio, a un mondo, quello dell’informazione,
che ha saputo prima esaltarlo e poi dimenticarsene, come se fosse una cometa il cui ghiaccio si scioglie fino ad estinguersi in gocce sature di rimpianti; salvo poi ricordarsene alla fine dei suoi giorni, ma giammai della sua opera, perché il sapore della verità è il retaggio che lascia
a tutti noi, anche a chi gli aveva riso contro quando era stato scacciato come una mosca dal naso. Proprio a loro è dedicata la sua fatica finale, ossia l’introduzione al Libro Nero della Rai, scritto dal suo fedele regista Mazzocchetti, in cui esprime una volta per tutte il suo rammarico, non certo la sua rabbia per l’allontanamento forzato. L’anno scorso, però Biagi si era riavvicinato al mondo della carta stampata, curando una rubrica per Oggi, salvo dare commiato a causa dei capricci del suo cuore, appesantito da sei bypass e un pacemaker.

L’epilogo della sua malattia è storia recente, sottolineata dalle attenzioni del Quirinale e dei suoi ex inquilini ancora in vita, dai giornalisti che nella loro carriera avevano avvicinato l’amico Enzo, rimanendo attratti dalla sua schiettezza e dalla professionalità di chi sopra le righe ci va solo con la penna. Ma la morte per Biagi non ha il peso di una sconfitta, piuttosto ha l’amarezza dell’ineluttabilità della sorte, che gli ha precluso una rivincita nei confronti di quel mondo che condivideva sempre meno i suoi ideali. All’infermiere che gli chiedeva come si sentisse, lui rispondeva parafrasando i versi di Ungaretti: “Come le foglie su un albero d’autunno”. Forse stavolta il vento soffiava troppo forte e la foglia di Enzo Biagi è caduta al suolo senza far altro rumore che l’eco della sua arte.
 
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