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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


MAGAZINE - DICEMBRE 2007  
Il sacro fuoco del giornalismo per Lamberto Sposini
 
 
di Virginia Gullotta
v.gullotta@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero III Dicembre 2007
 
Lamberto Sposini, noto giornalista, racconta a Liberamente la sua esperienza nel mondo dell’informazione e riflette sull’attuale situazione del sistema italiano.

Che cosa è per Lei il giornalismo? E perché ha deciso di abbracciare questa professione?
“Il giornalismo è una professione in continua evoluzione. Qualche anno fa la definizione di giornalismo era molto più netta. Oggi la realtà sociale è molto più articolata e i Media svolgono
un ruolo importante. Chi è testimone di un fatto può raccontarlo poiché ne ha il diritto e ha a disposizione nuovi mezzi per poterlo fare. La mia carriera inizia nel 1972-73. Io non volevo fare il giornalista da grande. Non ero animato dal “sacro fuoco”. Mi è capitato di farlo per una serie di circostanze e poiché sono una persona che fa seriamente ogni cosa, col tempo, ho abbracciato la professione.”
 
Quali le differenze tra Rai e Mediaset?
“Passai dalla Rai a Mediaset per fondare il TG5 con Mimum e Mentana e le differenze tra le due reti erano molte. Era il 1991, la Rai era peggio di un ministero per quanto riguardava la burocrazia e i processi decisionali. Mediaset ha scompaginato tutto ciò che esisteva. Questo ha migliorato la Rai che dovette misurarsi da quel momento con un prodotto molto più fresco, agile e duttile.”

Cosa è l’obiettività per un giornalista?
“Il giornalista non dovrebbe essere proprio obiettivo, a mio parere. Piuttosto dovrebbe essere giusto con se stesso, dovrebbe rispondere profondamente alla propria coscienza e professionalità. Il giornalista deve cercare di distaccarsi dalla situazione da  trattare per avere una obiettività di giudizio, ma non deve staccarsene umanamente. Il giornalista deve poi avere sempre rispetto per le persone con cui sta parlando.”

Cosa è la casta? Bisogna rassegnarsi o il giornalista può essere una molla per sbloccare
il sistema?

“L’Italia è il Paese della casta intesa, oramai, come la classe politica. Esistono mille sottocaste
però. I tassisti, i farmacisti, i giornalisti, i magistrati, tutti questi, non sono una casta? Non si ritengono intoccabili? Tutto il sistema d’Italia è una casta. Sono contrario a tutto ciò che richiama alla missione del giornalista. Credo nella gente che a diverso titolo fa correttamente e onestamente il proprio lavoro. Critico le caste e le fantomatiche missioni o bandiere dietro le quali correre, poiché celano quasi sempre qualcosa. In questo Paese ci sono esempi di persone che senza mai apparire, senza mai occupare i media hanno dato un grande esempio di abnegazione.”

Qual è il ruolo delle scuole di giornalismo?
“Le scuole servono poiché tutto ciò che riguarda la crescita, l’apprendimento è utile. Il giornalismo però è un lavoro che va fatto per strada. È bene abbinare al lavoro della scuola il lavoro sul campo. Il problema è che il mercato non assorbe. La professione è di moda e vi sono tanti disoccupati. Anche se in questi anni, devo ammettere, che è migliorata la qualità delle
testati minori proprio grazie alle giovani leve.”

Quali sono le fonti per un giornalista?
“Prima vi erano i carabinieri, la polizia e gli ospedali. Internet oggi è una fonte inesauribile
di sostentamento per tutti i media e i giornalisti. Bisogna discutere però sulla veridicità delle notizie. Spesso vi sono errori e falsità. Per questo motivo bisogna stare sempre bene attenti e accertare la realtà dei fatti fin quanto è possibile.”

Vi è differenza tra il giornalismo italiano e quello estero?
“La Globalizzazione ha uniformato questa distinzione. Vi sono meno differenze per forza di cose, ma vi è una maggiore omologazione e contaminazione adesso.”“Assolutamente!”,“Straordinario!”, parole svuotate del loro significato che vengono utilizzate a dismisura e inopportunamente.

Cosa ne pensa della moda del linguaggio?

“Penso che lingua cambi in continuazione e che vi sia una omologazione anche in questo. Le nuove tecnologie influiscono molto: il massimo componimento ormai è formato dai 160 caratteri degli sms. I ragazzi non sono più in grado di fare un tema. Non si parla, si messaggia.
E la lingua latita purtroppo.”

A conclusione dell’intervista, Lamberto Sposini non si pronuncia riguardo i suoi progetti futuri, ma fa un grosso in bocca al lupo a tutti coloro i quali intendono perseguire l’ardua strada del giornalismo! (E che crepi il lupo! ndr)
 
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