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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


MAGAZINE - DICEMBRE 2007  
C'era una volta la 500
 
 
di Alessandro Giomi
LiberaMente Anno VI Numero III Dicembre 2007
 
Quando si parla di vetture che portano un certo nome è impossibile non andare a scavare nella memoria per porre a paragone questo o quel dettaglio con l’illustre antenata; così, invece di giudicare in maniera obiettiva, si finisce per essere fuorviati dal fiume dei ricordi e si vanno a cercare le (ovvie) incongruenze fra un passato puro, meccanico, de-sincronizzato e un presente filtrato, tecnologico, demoltiplicato.

Basterebbe citare lo stravolgimento avvenuto all’insieme motore-trasmissione passato da “tutto dietro” a “tutto avanti” nonché alle famigerate dimensioni tascabili della versione del ’57 di Dante Giacosa, cresciute di mezzo metro. Anche chi non ha mai guidato la versione originale potrà immaginare che seduto al volante della nuova 500 non si provano sensazioni ineffabili come la sfida di tener sempre in tiro il frizzante bicilindrico ed effettuare la doppietta perfetta richiesta dal cambio non sincronizzato della vecchia versione. Nessun dubbio: la nuova 500 ha un aspetto splendido, è equipaggiata con gli ultimi ritrovati in campo di sicurezza e confort ed è personalizzabile in più di 500 mila combinazioni diverse. Tuttavia ciò ha un duplice risvolto. Quello positivo è che la 500 si presenta come la proposta più originale nel suo settore e ha tutte le caratteristiche che le hanno consentito di vincere il premio “Auto dell’Anno 2008”. Il tasto dolente è che chi desiderava una vettura leggera, essenziale, divertente da guidare e possibilmente economica, come lo erano la Mini originale di Issigonis o la stessa progenitrice della nuova 500, resterà con un sapore agrodolce in bocca. In effetti si renderebbe molto più onore alla nuova piccola di casa Fiat se la si considerasse semplicemente come ciò che realmente è: la nuova piccola di casa Fiat. Naturalmente io sono un inguaribile romantico, innamorato delle sensazioni più pure della guida, ma conscio che la Fiat non avrebbe potuto progettare una vettura con caratteristiche risalenti a 50 anni fa.

D’altro canto mi interrogo sulla tendenza preoccupante delle case a presentare auto sempre più grosse e pesanti, quando è risaputo che la leggerezza è la madre non solo del piacere di guida ma anche della sicurezza attiva di una vettura. In definitiva aspetto ancora una Fiat votata al puro piacere di guida, ma l’attesa non sarà lunga. Gli ingegneri Fiat stanno infatti sviluppando un motore bicilindrico 1.4 turbo con potenze fra i 105 e i 150 cv che andrà probabilmente a equipaggiare la versione Abarth. Sarà questa la rinascita del marchio dello scorpione e la luce alla fine del tunnel per gli amanti della guida?
 
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