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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


MAGAZINE - DICEMBRE 2006  
"Pentitevi organizzatori di mostre, e non peccate più"
 
 
di Severina Pascale
s.pascale@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno V Numero IV Dicembre 2006
 
“Pentiti, e non peccare più” disse Gesù Cristo alla Maddalena e tale frase Andy Warhol l’ha usata per intitolare una delle sue opere realizzate nel 1986 nella serie Late Advertising.
Negli ultimi anni della sua vita, prima della morte avvenuta il 22 febbraio 1987 a New York per una banale operazione al pancreas, Andrew Warhola, vero nome dell’artista, sostituì alla Coca Cola, alla zuppa Campbell’s, ai detersivi Brillo e a personaggi come Che Guevara e Marilyn Monroe temi di carattere religioso. Dal 1962, in fatti, il pittore, scultore, mancato musicista, regista, insomma artista statunitense cominciò a produrre in serie le sue opere con l’ausilio della tecnica di stampa impiegata nella serigrafia. L’artista fotografava un soggetto che poi sviluppava in diapositive da proiettare su una tela bianca per poi copiare l’immagine prima a matita e in seguito
con colori acrilici. La ripetizione, inoltre, era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori prediligendo quelli vivaci e forti.

Riguardo i soggetti optava per immagini pubblicitarie di grandi marchi tanto che
la sua opera appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana, oppure immagini d’impatto come incidenti stradali o sedie elettriche. Il suo scopo, forse, era mettere a disagio il visitatore tramite la ripetizione dell’immagine su vasta scala.
Attraverso la sua arte Andy Wharol riusciva a portare gli scaffali di un supermercato all’interno di un museo o di una mostra d’arte, questo perché secondo colui che tuttora è uno dei più grandi esponenti della pop art l’arte doveva essere consumata come un qualsiasi altro prodotto commerciale. Ha spesso ribadito, in fatti, che i prodotti di massa rappresentano la
democrazia sociale e come tali devono essere riconosciuti: “Quel che c’è di veramente grande in questo paese è che l’America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero. Mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca-Cola, sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e anche tu puoi berla”, ripeteva spesso. Tuttavia in queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci mostrano quale è divenuto l’universo visivo in cui si muove quella che è stata definita la «società dell’immagine» .

Ogni altra considerazione è solo consequenziale ed interpretativa, specie da parte della critica europea, che in queste operazioni vede una presa di coscienza nei confronti del kitsch che dilaga
nella nostra società, anche se ciò, a detta dello stesso Warhol, sembra del tutto estraneo alle sue intenzioni. Oggi, però, che Warhol non può più indicare quali interpretazioni delle sue opere si possono o meno accostare al suo vero pensiero risulta molto semplice organizzare mostre come quella ospitata dal Chiostro del Bramante fi no al 7 gennaio 2007 intitolata come la suddetta opera del 1986. Andy viene presentato come un artista che negli ultimi anni della sua vita fa esplodere una non provata religiosità che, secondo alcuni, precedentemente, si era limitato a velare. Ed ecco che le naturali radici cecoslovacche dell’artista e la un po’ morbosa fede della madre vengono presentate come una sua costante educazione religiosa. Ecco che le sue opere raffiguranti i crash car diventano l’espressione della sua visione della morte. A dimostrazione di questa tesi religiosa, poi, si presentano anche le opere dell’ultimo periodo tra cui la rivisitazione dell’ultima cena di Leonardo, opera che tra l’altro non fu frutto di una sua iniziativa, ma che gli venne richiesta. Va fatto notare, inoltre, che Warhol dichiarò spesso che la sua era una pittura
di superfi cie e che “Se raccogliessero tutte le frasi che ho detto capirebbero che sono un idiota e la smetterebbero di farmi domande” e probabilmente anche di inventare interpretazioni varie, altrimenti un giorno qualcuno potrebbe azzardare l’ipotesi che Warhol era un marxista-leninista per il solo motivo che produsse ritratti di Mao e Lenin.
 

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