I Russi, chiamati alle urne, hanno scelto il loro nuovo presidente: Dmitri
Medvedev, delfino designato dallo stesso Putin. Il 7 maggio prossimo
Medvedev diverrà la più giovane guida del paese dai tempi di Nicola II, a
soli 42 anni, dopo aver ottenuto un consenso plebiscitario pari a più del
70%, avvicinandosi al 71,3 % dei consensi ottenuti nel 2004 da Vladimir
Putin. I più attenti lettori si ricorderanno di certo del mio articolo di
Novembre, dove profetizzavo che, tra i vari contendenti allo scranno più
alto del Cremlino, il candidato del partito dell’allora presidente sarebbe
stato di certo il futuro presidente.
La candidatura di Medvedev è stata promossa con molte probabilità in
considerazione della sua scarsa capacità di iniziativa personale e con la
speranza di Putin di poter continuare ad essere la guida suprema. Il futuro
presidente, se non altro per la sua giovane età, non ha avuto importanti
legami col mondo politico dell’epoca comunista e la sua stessa formazione,
avvenuta all’università di San Pietroburgo, è considerata di ispirazione
liberale e di vicinanza col mondo europeo. Non va dimenticato che non ha
fatto il militare e che quindi non è ben visto dagli ambienti vicini
all’esercito e soprattutto dalla nomenclatura provenienti dalle fila dell’ex
KGB, che non hanno mai nascosto di preferire a lui Sergei Ivanov, ex
ministro della Difesa, principale contendente all’interno del partito di
maggioranza alla candidatura come presidente. Si può dire che Medvedev può
contare solamente sull’appoggio di Gazprom, il colosso del gas e
dell’energia, di cui è stato presidente e grazie alla quale carica è
riuscito a crearsi una rete di importanti collaboratori e sostenitori.
Si può quindi credere che sia il candidato perfetto per non oscurare la
scena a Putin, futuro capo del Governo designato dallo stesso Medvedev. Ma
in Russia si regna uno alla volta e così come Putin da perfetto sconosciuto
è riuscito a diventare in pochi anni uno dei leader più autorevoli
all’estero e dittatore despotico in patria, allo stesso modo Medvedev sarà
in grado, con i poteri che la carica di presidente racchiude in sé, a
diventare in pochi mesi monarca assoluto, facendo dimenticare Putin. A
differenza del simbolo russo dove l’aquila sinonimo del potere è bicefala,
la detenzione del potere è sempre stata monocefala nella patria di Puskin e
Dostoevskij.
|