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Periodico dell'Associazione Culturale


MAGAZINE - APRILE 2008  
Il Laureato, tra passato e modernità
 
 
di Valerio Ferri
LiberaMente Anno VI Numero IV Aprile 2008
 
Svariate sono le componenti che hanno contribuito al successo del film cult del 1967: l’immagine indelebile degli occhi melanconici e rassegnati di una Mrs. Robinson dal destino segnato e irreversibile che trova nel laureato, inesperto e insicuro, una panacea e un elisir di eterna giovinezza; l’interpretazione magistrale di un giovanissimo e allora sconosciuto Dustin Hoffman, calatosi quasi in modo incosciente nella parte del laureato impacciato e apatico, stereotipo del moderno eroe romantico sprofondato nel nuovo mal du siècle; le struggenti e indimenticabili melodie folk di Paul Simon e Art Garfunkel, che hanno accompagnato le sequenze del lungometraggio e formato con esso un binomio indissolubile, una cornice che si adatta con eleganza stilisticamente e ritmicamente perfetta al resto dell’opera, ma che allo stesso tempo ne costituisce la struttura portante.

Ciò che rende, tuttavia, “Il Laureato” una rappresentazione evergreen e contestualizzata
in ogni epoca è la profonda modernità insita nei suoi elementi in parte sopraccitati, propria di qualsiasi perpetuo capolavoro cinematografico e artistico letterario. Il tema dell’individuo
che “rompe il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato” (Gregory Corso), è indubbiamente il motivo principale di continuità col presente e col passato, riprendendo in buona parte i tratti artistici che hanno contraddistinto e reso celebre la “Sera sul viale Karl-Johan”: nota opera pittorica dell’espressionista Edward Munch che ritrova nello svuotato e indifferente conformismo borghese e nell’angoscia viscerale, la sua essenza di vita; dipinto che viene inoltre metaforicamente ripreso nei due minuti iniziali e nel finale simbolico romanzato del film. Non a caso queste tematiche di impronta kerouachiana riappaiono soventemente nel panorama artistico attuale ( la recente pellicola “Into the Wild” ne è una conferma) e cercano di reinterpretare e raffigurare nel miglior modo possibile l’apparentemente intoccabile “suono del silenzio” della corrotta ipocrisia borghese, rinnovata e viva in ogni epoca, che “parla senza comunicare e sente ma non ascolta” (“The sound of silence”, Simon and Garfunkel).

Allo stesso tempo, anche il tema dell’amore e dei legami sentimentali si affacciano prepotentemente all’interno della trama intrecciandosi e andando a comporre un equilibrio scenico cristallino insieme al primo. E’ proprio il modo in cui viene gestito lo scottante tema dei sentimenti e delle emozioni, che lega i tre personaggi principali tra di essi e con la società americana prerivoluzionaria, a conferire alla sceneggiatura una qualità unica e un carattere
tragicomico, in cui l’angoscia e le svariate situazioni turbolente vengono stemperate al punto giusto da un’ironia pungente, ma mai invadente; anzi, in grado di ambientarsi, paradossalmente,
in contesti spesso drammatici e donando un tocco di vivacità al complesso stilistico
scelto dal regista Mike Nichols. Il puzzle viene poi completato  dal singolare parallelismo che connota le due storie d’amore vissute dal protagonista maschile Dustin Hoffman: due esperienze totalmente opposte (l’una basata su un rapporto squisitamente utilitario per entrambe le parti, l’altra contraddistinta da sentimenti limpidi e intaccabili), che andranno però a scontrarsi delineando il motivo principale dell’opera e la determinante evoluzione psicologica del laureato.
L’unicità della pellicola in ogni sua singola sfaccettatura è stata ribadita, implicitamente e in maniera molto esauriente, dallo stesso Hoffman a proposito di un possibile sequel riadattato
de “Il laureato”: «I tempi sono cambiati, forse è giusto ripensare a una commedia dal drammatico “Il laureato” (l’ho sempre considerato un dramma, non un film brillante), anche se nessuno potrà riportare quell’aria, quelle emozioni legate anche alla musica del film e la vivacità di Katharine Ross (Elaine Robinson nel film, ndr) … in un’America così diversa che però continua ad affollare i concerti di Simon & Garfunkel».
 
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