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Quando “finalmente” giacca e cravatta ci fanno sentire manager, quando
migliaia di pagine evidenziate diventano un bilancio e una matrice prodotto-
mercato, quando i competitors hanno finalmente un volto… Quando la nostra
università diventa un’agenzia matrimoniale tra noi e un’azienda… Quando
altri studenti come noi decidono di rischiare un patrimonio fittizio, ma con
l’obiettivo di essere leader di mercato…allora siamo pronti: tre.. due..
uno.. si gioca! Sei squadre di cinque componenti, un manager “reale” padrino
di ogni squadra, una settimana che corrisponde a un trimestre, un foglio di
decisioni settimanale e cinque aree da manage: marketing, produzione,
risorse umane, finanza e strategia.
Nato più di quaranta anni fa, il business game è diventato uno strumento
didattico
non solo per le business school di tutto il mondo, ma anche per le aziende
che riconoscono
nel learning-by-doing un efficace mezzo di formazione. Tante le ragioni per
decidere di “giocare”, fondamentali le motivazioni che spingono anche la
nostra università a darci questa opportunità: approccio reale con situazioni
di rischio e incertezza in cui le capacità decisionali in termini di
efficacia e tempestività giocano un ruolo fondamentale, sviluppo di una
coscienza di gruppo che i vecchi modelli didattici non prevedono,
possibilità di mettere a frutto tutto quello che da Porter a Modigliani
abbiamo imparato.
E’ il Global Management Challenge, torneo di strategia di impresa tra i più
importanti al mondo, il game che sta coinvolgendo 30 studenti dei corsi di
laurea magistrale della facoltà di economia. Quattro le società sponsor:
Price Waterhouse Coopers, Ernst & Young, KPMG, British American Tobacco. Tra
scelte produttive, fi nanziarie, commerciali e di assunzione, uno
l’obiettivo: ottnere il più alto valore di quotazione in Borsa. E quando
finalmente arriva il report, il giovedì in serata, rimettiamo la cravatta
sorridendo...sperando che sia così anche quando il business non è più un
game!
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