LiberaMente, il periodico degli studenti Luiss che ha pubblicato più numeri
nel 2006/2007 e negli ultimi cinque anni, con il magazine che avete tra le
mani raggiunge le 28 uscite. Velieri e mercuri, bazar e lab, madame e caffè
luiss e altri fogli studenteschi, invece, sono durati purtroppo lo spazio di
una primavera. Insomma ormai un nome-una garanzia, e dietro tanti volti e
tante storie.
Ad esempio in riunione di redazione si usa che ognuno propone, liberamente,
il tema del suo articolo per il prossimo numero, ma c’è sempre il solito,
unico, vecchio redattore che da cinque anni non sa mai su cosa scrivere e
ogni volta rompe le balle per farsi suggerire un tema, ma poi ti fa un pezzo
da prima pagina.
E c’è il redattore che lavora per il giornale con un orgoglio e un impegno
che neanche al Corriere della Sera, ma in riunione fa un casino che neanche
la gita del liceo.
C’è la redattrice tranquilla e pacifica che zitta zitta ti scrive puntuale
sempre un bell’articolo, e magari ce ne fossero di più di persone così.
C’è il redattore che ha mezza pagina da scrivere e poi ne riempie una intera
su un filosofo dell’800, e c’è il redattore che non digerisce il mondo e
deve far prendere a tutti i lettori la sua bustina di alcaseltzer.
C’è il redattore che riesce a scrivere decine di recensioni cinematografiche
ogni mese, e quello che conosce i processi di Calciopoli meglio di Moggi.
C’è il redattore che cura l’impaginazione solo perché adora usare il Mac e
far sapere al mondo quanto la Apple sia meglio di Microsoft, e quello che
riesce a impaginare anche mentre è in viaggio da Milano a Kiev.
C’è la redattrice talentuosa che al primo articolo ti fa mettere le mani nei
capelli per quanto è confusionaria, e la veterana che nonostante l’acume
ancora non ha fatto pace con l’italiano parlato.
C’è il redattore economo che tiene i conti del gruppo, e scrive i suoi pezzi
con la stessa verve.
C’è il redattore che dopo gli articoli contro i no-global e i PACS è
scomparso dall’università, e speriamo che non gli sia successo niente di
grave.
C’è la redattrice che scrive dall’erasmus, e quando capita che le sbagliano
le foto dell’articolo non può neanche cazziare nessuno perché si trova a
2.000 km di distanza.
C’è il redattore che ha sempre un’idea fissa in testa e se alla fine della
riunione di redazione gli chiedi com’è andata, la prima cosa che ti dice è:
“Madò! Oggi c’era tanta di quella fica!”.
C’è la redattrice che in riunione è sempre silenziosa e timida, ma scrive
pezzi così forti da farti commuovere, e quella che per proporre il suo
articolo parla mezz’ora di se e del mondo.
C’è il redattore politicamente scorretto che quando scrive di politica
estera scatena la terza guerra mondiale, e la neo-redattrice che rischia di
farti querelare dalle altre università.
C’è la redattrice così brava che riesce a scrivere di una festa senza
neanche esserci stata.
C’è il redattore che fa il webmaster di un sito da 50.000 contatti, ma prima
di mezzogiorno non lo trovi sveglio.
C’è la redattrice che scrive ogni numero di cose diverse, e quello che non
si smuove dalla sua rubrica neanche se glielo chiede la CIA.
C’è il redattore che si esprime per aforismi, quello che parla per version,
e quello che in meno di due pagine non riesce proprio a contenersi.
C’è la redattrice nordica che si scusa se tarda di un giorno la consegna
dell’articolo, e il redattore etneo che dopo una settimana di ritardo riesce
ancora ad inventare nuove incredibili scuse, ma valeva la pena aspettarlo.
E infine c’è il redattore che comincia dalla gavetta e diventa direttore, ma
continua a cazzeggiare con felicità.
Col lavoro e la passione dei personaggi di questa ciurma la barca di
LiberaMente è arrivata in porto per 28 volte da quell’aprile del 2003, tra
discussioni e brindisi, riunioni all’una di venerdì notte e impaginazioni la
domenica di Pasqua, sempre con qualcosa in più e in meglio rispetto alla
volta precedente. Merito di una redazione che è in fondo una gabbia di matti
libera, allegra, e sempre più grande e affollata, che quando ti laurei ti
dispiace proprio lasciarla. Un po’ come la Luiss.
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