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| MAGAZINE - APRILE 2007 |
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| Cosa vogliono gli uomini, trucchi e
suggerimenti |
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di Maria Alessandra Crisafi
m.crisafi@liberamenteonline.org
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| LiberaMente Anno V Numero VI Aprile 2007 |
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Bighellonando su internet, clicco sul sito di Martha Stewart. Il messaggio
lanciato è “cucinategli un soufflè d’anatra, un trionfo d’aragosta con
tortini di spinaci, un variegato di fragole e cioccolato e sarà vostro per
sempre!”. Sherry Argov, nel suo libro “Falli soffrire. Gli uomini
preferiscono le stronze”, aggiungerebbe “poi mettetevi un grembiulino,
lavate i piatti, coccolatelo, siate sempre disponibili e lui prenderà la
prima uscita d’emergenza e non lo rivedrete mai più”. Concedetevi
una volta su tre, cucinate pop-corn e nelle occasioni speciali offrite un
budino del supermarket, non guardate partite di calcio con lui, lamentatevi
se qualcosa non vi sta bene e lui cadrà ai vostri piedi.
I consigli della Argov sembrano audaci, e nessuno razionalmente preferirebbe
una stronza ad una perfetta donnina accondiscendente, ma la psicologia alla
base di questa tesi è tutt’altro che superficiale. Se una qualunque
attenzione viene concessa subito, questa perde attrattiva e diviene
scontata, se invece viene sospirata e agognata, una volta concessa (con
chiara clausola del “quando, come e dove voglio io”), questa assume
l’importanza e il valore del “finalmente ci sono riuscito ed ora non me la
faccio più scappare”. A quasi tutte è capitato di avere un rapporto isterico
con il cellulare quando aspettiamo una sua telefonata. Ore di attesa,
un’attenzione
maniacale alla batteria e alla linea, un sobbalzo ogni volta che squilla e
se non è lui tranciamo la conversazione per non rischiare di essere chiamate
proprio in quei quaranta secondi in cui mandiamo a quel paese qualcuno
perché ci sta facendo tenere il telefono occupato. Ed ecco che finalmente
chiama, rispondiamo al primo squillo e diciamo quelle parole (in un film
horror questo è il momento in cui tutta la platea grida “NO, NON FARLO”) che
rendono palese il nostro stato di zerbino “ma perché non mi hai chiamata
prima? Che fi ne hai fatto? Mi hai fatta preoccupare!”.
E chi sei, sua madre che ti preoccupi per così poco? Evidentemente non aveva
voglia di chiamare, e tu vuoi uno così?
Insomma l’assioma che ogni donna dovrebbe avere stampato in fronte è “io
sono il meglio che tu possa trovare, se credi ci sia qualcosa di più, quella
è la porta, ma di certo io non ti aspetto”. Per chi rinuncerà, di certo non
valeva la pena di cucinare souffl è e tortini, per chi invece ci si metterà
d’impegno, ci sarà sempre tempo per un buon variegato. Una mia amica era la
classica donna dipendente dall’uomo. Un giorno il ragazzo che le interessava
le disse che aveva un febbrone che l’avrebbe portato nel giro di due ore al
punto di morte, già vedeva la luce in fondo al tunnel che lo chiamava (per
gli uomini questo stato di coma arriva intorno ai 36.8°-37.5°) e lei andò a
casa sua a preparargli una minestrina con brodo vegetale fatto con vere
verdure (io stessa non so nemmeno cosa sia). Dopo poco smisero di vedersi
perché, a dire di lui, lei era troppo assillante.
Le feci leggere il libro, lei smise di chiamarlo e oggi lui le telefona più
di quando si frequentavano. Il messaggio è chiaro: fatevi desiderare, o
meglio, siate stronze.
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