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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


RUBRICHE - 4 CHIACCHIERE CON...  
Il nuovo governo, il PD e la sicurezza
I principali temi toccati da Marc Lazar, professore a SciencesPo Parigi e alla Luiss
 
di Valeria Radiconcini
v.radiconcini@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero VI Giugno 2008
 
Massimo D’Alema ha definito quasi ‘doroteo’ il discorso tenuto da Silvio Berlusconi in occasione del voto di fiducia. Secondo lei in cosa la situazione del PDL è assimilabile a quella della DC delle aperture ai socialisti?
C’è una diversità di contesto storico: la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano non sono il PDL e il Partito Democratico. All’epoca degli anni Sessanta c’era anche il Partito Comunista, l’equilibrio delle forze e la situazione economica internazionale erano differenti. Assimilare le due situazioni non sembra quindi molto pertinente. L’apertura al centro sinistra, che avrà poi come sbocco la formazione del governo di centro sinistra negli anni Sessanta, aveva anche l’obiettivo di integrare una parte dell’opposizione nella maggioranza. Non credo possa accadere la stessa cosa oggi con il PDL di Silvio Berlusconi, almeno per il momento non c’è il progetto strategico di integrare il PD nella maggioranza per andare verso un sistema che richiami il consociativismo. Si è di certo aperta una nuova stagione politica: Berlusconi e Walter Veltroni hanno deciso di abbassare i toni dello scontro politico e cercare elementi di dialogo. Da una parte è un segno di cambiamento e quasi di “normalizzazione” del sistema democratico italiano, dall’altra entrambi i protagonisti hanno degli obiettivi. Berlusconi sa di dover affrontare tempi difficili e con il dialogo cerca di diffondere le responsabilità delle scelte che dovrà compiere, sicuramente pensa alla Presidenza della Repubblica come futura tappa della sua carriera e ha quindi bisogno di formarsi la figura di un uomo capace di unire gli italiani. Da parte di Veltroni c’è lo sforzo di consolidare il PD presentandosi come il leader dell’opposizione responsabile. Veltroni e Berlusconi si presentano così come i principali antagonisti, non nemici e forse neanche avversari, ma protagonisti che si riconoscono reciprocamente.

Il governo ombra di Veltroni può essere considerato la base di una opposizione costruttiva? Tenendo conto anche di rapporti che si stanno creando tra i ministri del governo e i loro omologhi.
E’ di certo un passo importante a livello politico, anche se è difficile valutare la percezione dell’opinione pubblica. Una iniziativa coerente con tutto l’operato di Veltroni. Fin dal luglio 2007, quando si è presentato alle primarie del PD, nel discorso al Lingotto di Torino aveva affermato di non voler costruire l’identità del partito sull’antiberlusconismo. Importante anche che la maggioranza, attraverso lo stesso Berlusconi, abbia definito il governo ombra uno strumento di progresso nella vita politica italiana. Veltroni cerca naturalmente anche di aggirare i vecchi antagonismi all’interno del partito, le resistenze alla sua leadership. Con il suo governo ombra si proietta nel futuro, cerca di evitare che il suo ruolo sia messo in discussione e di distogliere l’attenzione dai risultati elettorali.

Il PD può aver pagato alle elezioni il fatto di avere una identità non ancora perfettamente costruita?
Le elezioni sono arrivate troppo presto per il PD, non ha ancora una identità chiara o una struttura molto efficiente, vi sono problemi di comunicazione tra base e vertici e dubbi sulle strutture, sui membri e sui collegamenti europei di questo nuovo partito. La sconfitta alle elezioni è venuta dopo una campagna abbastanza buona. Il PD ha cercato di inventare un partito che andasse al di là dei confini classici della Sinistra, che puntasse a creare un sistema prevalentemente bipartitico e capace di rispondere sia al malessere politico del Paese sia alla crisi della Sinistra in Europa. Il PD è fortemente innovativo, ma innovativo significa anche molto incerto e resistenze da parte dei vecchi gruppi dirigenti. Ponendosi al di là dello scontro Destra-Sinistra e definendosi ‘riformista’, il PD deve affrontare un problema classico della Sinistra, non riesce ad uscire dalla sua base elettorale e sociologica: persone di circa 50 anni, con alto livello di istruzione, che vive nelle grandi città e lavora nel settore pubblico. Il problema è trovare legami con il resto della società.

Quali saranno i rapporti tra An e Lega Nord nel governo? Hanno entrambi 4 ministeri e mentre la lega può vantare il suo successo alle elezioni nazionali, An ha conseguito l’obiettivo storico di battere il centro sinistra a Roma.
I due partiti non sono sempre sulle stesse posizioni e stanno in competizione. Per il momento si sono avvicinati su temi come la sicurezza e l’immigrazione. Più difficile l’accordo sul federalismo fiscale: nel 2013 l’Italia non riceverà più i fondi speciali europei per il Sud, con tutti i problemi che ne seguiranno, e An ha parte del suo elettorato proprio nel Meridione. Fini, forse, sta anche pensando alla successione di Berlusconi, la Lega da parte sua sa di avere una base elettorale geograficamente localizzata al Nord e di non poter candidare esponenti alla successione in modo indolore.

In materia di immigrazione si è parlato di blocco navale, trasformazione dei CPT in centri di detenzione, dell’introduzione del reato di immigrazione clandestina. Considera i provvedimenti efficaci? E come giudica la gestione dell’emergenza sicurezza da parte del governo?
Non so se sono tutti provvedimenti attuabili, ma sono soprattutto annunciati per soddisfare l’opinione pubblica, per dare la sensazione di saper entrare subito in azione, anche dando rilevanza mediatica alle prime iniziative messe in atto. L’obiettivo è quello di rassicurare subito la popolazione, inoltre la sicurezza è un tema capace di compattare la maggioranza e sarà di certo un elemento chiave della politica di governo. In tutta l’Europa sicurezza e immigrazioni sono alla base della vittoria della Destra e il rilievo dato ai primi arresti e i primi sgomberi di campi nomadi ha avuto anche lo scopo di mostrare agli elettori l’impegno profuso da subito, con l’accusa implicita al precedente governo di aver gestito male il problema. In tutta Europa la Destra sottolinea come il problema della delinquenza tocchi soprattutto chi ha meno mezzi per difendersi come i ceti popolari

La situazione è sembrata degenerare ultimamente con gli eventi di Napoli.

Gli eventi di Napoli sono abbastanza impressionanti. Napoli è una delle città più povere e difficili d’Italia. L’azione di alcuni poveri napoletani contro i più poveri dei poveri, i Rom, non deve essere paragonata ai pogrom contro gli ebrei, ma fa pensare alla caccia agli italiani in Francia ai primi dell’Ottocento. Ci furono incidenti nel Sud della Francia e alcuni italiani restarono uccisi. Per certi versi è quasi incredibile vedere tensione negli italiani che, nella loro storia di emigrazione, sono stati accusati proprio di essere violenti, sfruttatori di prostituzione… Vero però che alcune popolazioni hanno membri implicati in attività criminali, ma bisogna essere duri contro la delinquenza di stranieri e italiani facendo attenzione ai toni. E’ stata molto interessante la dichiarazione del ministro degli Interni Maroni, che ha condannato le aggressioni e i tentativi di farsi giustizia autonomamente, sono le autorità pubbliche a dover intervenire o ci si ritrova in situazioni da jungla o da Far West.

Forse l’Italia, che si considerava fino a pochi decenni fa Paese di emigranti, non è preparata ad affrontare i problemi dell’immigrazione

Fino a metà degli anni Settanta gli italiani emigravano. l’Italia ha subito lo shock dell’immigrazione in modo diverso dalla Francia, che ha accolto immigrati, anche tanti italiani, sin dall’Ottocento, configurandosi quasi come gli Stati Uniti d’Europa. Lo shock è dovuto anche al fatto che mentre in Francia gli immigrati sono concentrati nelle grandi città, la struttura economica dell’Italia porta ad una immigrazione diffusa sul territorio e nei piccoli centri. Rispetto alle accuse di razzismo fatte all’Italia da parte della stampa estera, noto come posizioni molto dure, anche da parte della Lega per esempio, hanno poi come corrispettivo nella pratica la formazione di molte associazioni di sostegno agli immigrati e per la loro integrazione. Anche il numero crescente di matrimoni misti dimostra che in realtà l’integrazione è già in atto.
 
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