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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


RUBRICHE - 4 CHIACCHIERE CON...  
L'uomo della svolta: il prof. Robero Pessi
 A colloquio con il preside della Facoltà di Giurisprudenza della Luiss
 
di Rosita Romano
r.romano@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero IV Aprile 2008
 
Tutti Le riconoscono il merito di aver impresso un forte cambiamento alla facoltà di Giurisprudenza, il suo indirizzo di Diritto del Lavoro è il più frequentato tra i dieci introdotti con la riforma, qualcuno si è spinto a dire di “dedicarsi di più allo studio per non deluderLa”. Insomma, un plebiscito. Qual è – se esiste - il Suo segreto professionale?
“Impegnarsi nelle cose cercando di realizzare gli obiettivi prefissati. In questo caso l’obiettivo era quello di far ripartire la volontà degli studenti di vivere questa facoltà come se fosse una casa, una famiglia, un ambiente in cui poter realizzare le proprie aspirazioni. Venivamo da una fase difficile, bisognava ripartire tutti insieme. Credo che non esistano segreti, l’importante è essere presenti tutti i giorni, avere un buon dialogo coi ragazzi, avere due ottimi rappresentanti degli studenti, proprio come Rosita Romano e Paolo Pedà. Domandarsi costantemente se si sta andando per la strada giusta, sbagliare e correggere. Quello che vorrei trasmettere ai ragazzi è che alla prima caduta non ci si deve arrendere. Nella vita si cade tante volte e altrettante ci si rialza. Così si arriva fino in fondo. L’importante è insegnare un metodo di lavoro più che delle nozioni. Forse è questo il vero segreto.”

Chi La conosce, ammira la sua spiccata sensibilità, la capacità di instaurare un rapporto con gli studenti basato sulla fiducia e sulla stima, la passione con cui cerca di risolvere ogni problema. Come si cura il rapporto con gli studenti? Qual è il consiglio da dare ad uno studente che sogna la carriera accademica?
“La prima cosa da fare è mettersi nella posizione dell’altro, sembra arduo ma non lo è: è una regola di vita. Nell’ottica dello studente, tutto appare più chiaro: avevano troppi esami, corsi annuali, docenti assenti ai ricevimenti. Sono gli stessi problemi che avevo anche io da studente. Se uno prova a ricordare i propri problemi da studente e li unisce all’esperienza, ha subito chiaro ciò che va fatto. L’importante non è esercitare l’autorità perché ti è conferita per legge o per ordinamento: senza il consenso, l’autorità serve a poco. Se viceversa hai l’autorevolezza, ossia sei aperto ai consigli degli altri e al loro punto di vista, tutto funziona. D’altronde, se faccio il professore universitario è perché amo il rapporto con gli studenti. Se giochi tutto sul timore e non sulla stima, hai fallito in partenza. E’ su questa base che è stato possibile aumentare del 33% il numero totale di esami sostenuti nel corso dell’anno nella nostra facoltà. Per chi sogna la carriera accademica, bisogna anzitutto lavorare molto sulla tesi di laurea. E’ la prima vera prova scritta in cui lo studente può esprimere sé stesso. Quando la tesi è molto buona, quasi naturalmente inizia una collaborazione con il relatore, che può portare ad un dottorato, ad un assegno
di ricerca o a percorsi più variegati, come il concorso in magistratura, che possono poi portare all’insegnamento.”

Un obiettivo cui da tempo gli studenti di Giurisprudenza puntavano è quello di disporre di una offerta di stage formativi. Lei è molto attivo sull’argomento, ma è auspicabile che altri docenti si dedichino con la stessa passione alla causa: gli stage permettono ai giovani di osservare il mondo del lavoro da una finestra privilegiata, un trampolino di lancio a volte più efficace di tante lezioni. Cosa si è fatto e cosa si può fare?
“Si è fatto già molto: stiamo realizzando molte convenzioni per tirocini formativi; dovremmo avere 40 tirocini dal Notariato; altri 40 presso il tribunale di Roma per la creazione di un centro informatico per le sentenze; circa 150 tirocini nelle aziende. L’obiettivo è arrivare a breve ai 500 stage annui. E’ necessaria anche l’attenzione dei docenti nei confronti degli stage, ma è altrettanto vero che, a volte, gli studenti hanno un eccessivo timore che li porta a sfruttare poco le opportunità che l’Università offre. Ricordate la parabola della vedova? Tanto cercò di convincere il giudice a darle ragione, che alla fine la ottenne. Anche il docente più riluttante, se sollecitato dallo studente, non potrà non occuparsi delle sue richieste. In generale, abbiamo fatti enormi progressi di cui essere orgogliosi. Altri ne arriveranno.”

Negli ultimi anni il diritto del lavoro è diventato uno dei maggiori tavoli di confronto degli schieramenti politici. Da un punto di vista elettorale, poi, il dibattito sul “precariato” – visto da sinistra, dal centro o da destra – scuote l’opinione pubblica più di ogni altro tema. Che margini ci sono oggi per un concreto ammodernamento delle regole del mercato del lavoro?
“Nel complesso, il fenomeno del lavoro temporaneo e “spezzettato” è certamente
indotto dalla situazione economica. Il precariato non si risolve con le regole: il diritto del lavoro non può creare posti di lavoro, quando non c’è lavoro. Le ricette della destra sembrano più orientate
ad una visione liberista della crescita economica, lì dove la sinistra sembra ispirarsi al modello keynesiano, ovvero all’intervento dello stato per rilanciare l’economia. A mio giudizio,
noi abbiamo bruciato troppo presto il modello delle partecipazioni statali, che aveva permesso occupazione diffusa a basto costo.”

La domanda delle domande: noi giovani avremo mai una pensione?
“Fra le proposte di Berlusconi di adeguamento automatico delle pensioni al costo della vita e l’ipotesi di Veltroni di un intervento anche più incisivo, il nodo centrale resta quello dell’età pensionabile. E’ troppo bassa e inadeguata alla realtà e alla vitalità delle persone: se fossi stato un dirigente d’azienda sarei probabilmente già in pensione. Se spostassimo in avanti l’età del pensionamento, avremmo più contributi e meno anni di pensione da pagare. Nei fatti, è sempre il rapporto lavoratori-pensionati a determinare l’equilibrio del sistema previdenziale. Bisogna ripensare al sistema paese: forse l’Italia lavora poco, in termini di occupazione, di ore lavorate
e di produttività. Si tratta di ripartire in modo virtuoso. E’ un po’ come per la nostra facoltà di Giurisprudenza, no? Un ultimo spunto: questo paese sembra orientato al pessimismo. Una buona dose di fiducia sarebbe davvero importante.”

Un’ultima domanda: saprebbe indicarci un pregio ed un difetto degli studenti Luiss?
“Il pregio è che sono sicuramente più bravi degli altri. Lo dicono anche i colleghi che insegnano in altre università oltre che alla Luiss. Sono molto motivati perché hanno superato una selezione dura. L’unico difetto vero – secondo me – è che, almeno una parte degli studenti, non vive l’università come dovrebbe e potrebbe, non sfrutta tutte le opportunità. Il rapporto con il docente, per esempio: vorrei che gli orari di ricevimento fossero più sfruttati, anche più delle lezioni. Vorrei stimolare gli studenti ad avere un rapporto più stretto con i docenti e con i tutor, una maggiore interazione per risolvere concretamente i propri problemi.”
 
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