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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


RUBRICHE - 4 CHIACCHIERE CON...  
Alessandro Cecchi Paone, liberamente
 
 
di Valeria Radiconcini
v.radiconcini@liberamenteonline.org
LiberaMente Anno VI Numero IV Aprile 2008
 
Alessandro Cecchi Paone, giornalista, scrittore, divulgatore, conduttore, docente universitario e laureato in Scienze Politiche, avvierà con LiberaMente una collaborazione che lo porterà a scrivere proprio sulle pagine di questo giornale. Lo abbiamo intervistato per voi alla ricerca di qualche anticipazione sui suoi progetti futuri. Dr. Cecchi Paone, cosa trova più stimolante nella collaborazione con LiberaMente?
“Nel caso di una rubrica di posta aperta alle domande dei lettori, l’aspetto più interessante è il contatto umano, la possibilità di aprire un canale di comunicazione. Non è da escludere però la stesura di articoli di cultura.”

Lei è noto anche per i suoi programmi televisivi di divulgazione come La Macchina del Tempo e Appuntamento con la Storia. Li rifarebbe?
“No. Non perché voglia rinnegare il passato, ma perché sono esperienze concluse. La macchina del Tempo, per esempio, ha rappresentato dieci anni di lavoro ed è stata una fortunata iniziativa
di comunicazione multimediale. Dopo dieci anni però ogni cosa deve essere rinnovata, cambiata
e trasformata. Negli ultimi anni sono cambiati i linguaggi, c’è la tecnologia digitale.”

Come giudica lo spazio riservato alla cultura e all’approfondimento sulle reti nazionali?
“Decisamente scarso, ma sulle reti nazionali bisognerebbe fare un discorso a parte.”

Ritiene comunque che questo tipo di programmi televisivi possa essere uno strumento efficace per avvicinare i giovanissimi a tematiche scientifiche, storiche o culturali?
“Assolutamente sì, anche perché è l’unico strumento. I nostri giovani non leggono giornali, libri
o riviste e l’Italia è il fanalino di coda in Europa per numero di copie di giornali vendute. Io mi sono sempre occupato di educazione e informazione e sono attualmente direttore editoriale del canale satellitare Marco Polo, interamente dedicato ai documentari e alla divulgazione. I nostri giovani subiscono però il disastro della televisione generalista: sanno tutto sui cerchi nel grano e la parapsicologia, ma nulla di nanotecnologia, neuroscienze o biotecnologie.”

Secondo lei a cosa è dovuto il grande disinteresse dei ragazzi per la carta stampata?
“I nostri giornali, e i quotidiani in particolare, sono scritti da anziani per anziani, dalla classe dirigente per la classe dirigente. Un giovane li legge solo se la sua famiglia fa parte della classe dirigente o è molto consapevole della necessità di essere informato. Inoltre lo scollamento tra ragazzi e carta stampata è anche nel linguaggio, molti sono abituati all’informazione in rete o nei blog.”

Ha qualche consiglio per chi volesse seguire il suo esempio di giornalista e scrittore?
“Non ho veri e propri consigli perché rispetto a quando ho cominciato io è cambiato tutto. Si possono imitare i caratteri, ma le condizioni sono completamente diverse ora. Bisogna proiettarsi
sulle nuove piattaforme digitali, sul web e sulla convergenza. La comunicazione multimediale
deve essere uno degli obiettivi, non si può più pensare di fare semplicemente televisione
o dedicarsi solo alla carta stampata.”

Lei è professore di Teoria e Tecnica del Documentario all’università Biccocca di Milano e al Suor Orsola Benincasa di Napoli, cosa la affascina di più del suo lavoro di insegnante?
“Sicuramente il contatto quotidiano con i miei tanti studenti, necessario per capirne i linguaggi e i bisogni. E poi c’è il desiderio, dopo 31 anni di carriera e 46 di vita, di ridare positività, restituire
qualcosa alla società.”

Ha progetti per l’immediato futuro?

“Il 25 marzo esce in libreria il mio ultimo libro, Pianeta Serra edito dalla Sperling&Kupfer, per dire la verità sulla tragedia del cambiamento climatico. E’ un problema trascurato in Italia e su cui c’è molta confusione.”

Ultima domanda: un consiglio di lettura. C’è un libro che ha lasciato il segno nella sua formazione?
“Nella mia formazione personale è stata fondamentale la lettura della Montagna Incantata di Thomas Mann, la storia di un giovane che in un sanatorio svizzero, alla vigilia della prima guerra
mondiale, incontra persone che esprimono le anime culturali del Novecento.”
 
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