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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


RUBRICHE - 4 CHIACCHIERE CON...  

"L’Occidentale: giornalismo e passione politica"

Giancarlo Loquenzi parla del nuovo quotidiano online da lui diretto
 
di Alessandro Marrone
a.marrone@liberamenteonline.org
21 Aprile 2007
 

"L'Occidentale è una scelta di campo". Non è certo politically correct Giancarlo Loquenzi, direttore del neonato quotidiano online che in un mese di vita ha collezionato 55.000 contatti alternando firme come Fiamma Nirenstein ad articoli di volenterosi giovani neolaureati o ancora universitari. Dietro la sua scrivania un poster di New York con ancora la Torri Gemelle e la copertina di Time che indica in "You" l'uomo dell'anno 2006, danno già un indizio della mission del nuovo quotidiano, il cui banner è una rosa dei venti puntata, casualmente, a nordovest.

L’Occidentale è un nome impegnativo per un quotidiano online. Che significato ha tale scelta? È evidentemente una scelta di campo. Ho sempre pensato che un quotidiano online dovesse avere una forte identità: non si può mettere in rete un quotidiano di informazione con un minimo  di successo, a meno che non sei un grande portale come Libero o Alice, che non abbia un’identità ed una riconoscibilità forte.

Qual è il rapporto del quotidiano con la Fondazione Magna Carta? È un rapporto di filiazione ideale e spirituale. L’Occidentale ha una sua autonomia giuridica ed economica da Magna Carta, ma è evidente che l’idea di farlo e le stesse persone che lo fanno si sono formate in questa area e con le attività della Fondazione.

Come mai la scelta di un giornale online e non cartaceo? È evidente che farlo online necessita meno risorse, ma questa è anche una scelta innovativa che permette un’informazione molto più interattiva con il pubblico. Non dimentichiamo che poche settimane fa il direttore del New York Times ha annunciato che il suo quotidiano tra cinque anni sarà solamente online. , e che time ha identificato come uomo dell’anno l’utente di Internet. Il mio obiettivo per l’Occidentale è che il diaframma tra la redazione e i lettori, che è fortissimo nel quotidiano cartaceo, diventi sempre più sottile e che si crei una comunità di persone che pensa, discute e fa insieme il giornale, compreso l’editoriale.

Qual è la differenza tra lavorare online e su carta? Innanzitutto online deperisce l’idea di periodicità. Dire quotidiano online non ha più senso, le cose nel mondo succedono ogni ora, ogni minuto, e quindi appena hai deciso come impostare la tua prima pagina la senti già vecchia. E potenzialmente un quotidiano online è tanto grande quanto il mondo che vuole raccontare. Il quotidiano online inoltre non si spreca come quello cartaceo: segui i fatti in tempo reale, e man mano che lo fai i tuoi articoli si accumulano e costituiscono un patrimonio che racconta la storia, dando un valore aggiunto al lettore.

Un consiglio per essere un buon giornalista? Occorre avere anche la passione che ti guida, la passione di raccontare la notizia, di trovarvi i significati, di cogliere lo spirito dei tempi. Un giornale fatto con distacco, che guarda con freddezza e cinismo i fatti e i lettori, non mi ha mai convinto. Un giornalista dovrebbe avere forti convinzioni e passioni civili e politiche, e impegnare tutta la sua professionalità a filtrarle e raccontare la notizia al lettore: non deve amputare la sua passione, ma farci a pugni ogni giorno in un rapporto che non è sempre in fieri per trovare ogni volta un equilibrio.

Un ricordo che ti è rimasto impresso dalla tua esperienza al Foglio? Ci ho lavorato nei primi anni di vita quando il Foglio era tutto a Milano e solo io ero a Roma, nella sala stampa italiana di Piazza San Silvestro dove i giornali che non si potevano permettere una redazione romana potevano avere per un prezzo ridotto una postazione, col corridoio principale pieno di telescriventi che vomitavano senza sosta tonnellate agenzie. È stato un periodo molto formativo, nel quale Giuliano mi ha re-insegnato a fare il giornalista togliendomi tutti i tic del giornalismo italiano: lo scriversi addosso, fare cappelli di apertura ridondanti, cercare la bella scrittura nell’eccesso di aggettivi e in dettagli non necessari al racconto della notizia. Al Foglio ho imparato che ognuna delle poche righe che avevi a disposizione doveva contenere una notizia, e questa è stata una grande scuola.

Un consiglio a chi si vuole avvicinare al mondo del giornalismo? Innanzitutto imparare a scrivere in italiano. Nella mia vita ho messo in piedi tante redazioni, e trovare una persona che sappia scrivere bene, in maniera leggibile e chiara, è una delle cose più rare e difficili. I giovani che escono dall’università non sanno scrivere. La cosa più disarmante è che mentre molti lo sanno e cercano di migliorare, altre persone pur intelligenti e con belle idee sono convinte che sanno scrivere bene mentre impieghi il triplo del tempo a rimettere posto il loro pezzo che a scriverne uno ex novo.

Hai parlato della passione politica di un giornalista, e della brevitas imparata al Foglio. Dicci allora una frase significativa sul Governo Prodi. Mi sembra che abbia deluso tutti, compresa la maggior parte di quelli che ne fanno parte.

Sul futuro della Casa della Libertà. Non si può pensare a un dopo Berlusconi contro di lui, è Berlusconi che prende i voti e gli elettori non si passano da un leader all’altro come una valigetta.

Sul partito democratico. È facile prenderlo in giro, ma il fatto che due grandi partiti decidano di fondersi è una seria novità che merita rispetto e interesse.

Sulle presidenziali francesi. Se fossi in Francia voterei Sarkozy, sperando che poi non diventi come Chirac.

Sulle pesidenziali americane. Andate a vedere  la rubrica Pennsylvania Avenue su www.loccidentale.it

 

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