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"L'Occidentale è una scelta di campo". Non è certo
politically correct Giancarlo Loquenzi, direttore
del neonato
quotidiano online che in un mese di vita ha collezionato 55.000
contatti alternando firme come Fiamma Nirenstein ad articoli di volenterosi
giovani neolaureati o ancora universitari. Dietro la sua scrivania un poster
di New York con ancora la Torri Gemelle e la copertina di Time che indica in
"You" l'uomo dell'anno 2006, danno già un indizio della mission del nuovo
quotidiano, il cui banner è una rosa dei venti puntata, casualmente, a
nordovest.
L’Occidentale è un nome impegnativo per un
quotidiano online. Che significato ha tale scelta? È evidentemente una
scelta di campo. Ho sempre pensato che un quotidiano online dovesse avere
una forte identità: non si può mettere in rete un quotidiano di informazione
con un minimo di successo, a meno che non sei un grande portale come Libero
o Alice, che non abbia un’identità ed una riconoscibilità forte.
Qual è il rapporto del quotidiano con la Fondazione
Magna Carta? È un rapporto di filiazione ideale e spirituale.
L’Occidentale ha una sua autonomia giuridica ed economica da Magna Carta, ma
è evidente che l’idea di farlo e le stesse persone che lo fanno si sono
formate in questa area e con le attività della Fondazione.
Come mai la scelta di un giornale online e non
cartaceo? È evidente che farlo online necessita meno risorse, ma questa
è anche una scelta innovativa che permette un’informazione molto più
interattiva con il pubblico. Non dimentichiamo che poche settimane fa il
direttore del New York Times ha annunciato che il suo quotidiano tra cinque
anni sarà solamente online. , e che time ha identificato come uomo dell’anno
l’utente di Internet. Il mio obiettivo per l’Occidentale è che il diaframma
tra la redazione e i lettori, che è fortissimo nel quotidiano cartaceo,
diventi sempre più sottile e che si crei una comunità di persone che pensa,
discute e fa insieme il giornale, compreso l’editoriale.
Qual è la differenza tra lavorare online e su carta?
Innanzitutto online deperisce l’idea di periodicità. Dire quotidiano
online non ha più senso, le cose nel mondo succedono ogni ora, ogni minuto,
e quindi appena hai deciso come impostare la tua prima pagina la senti già
vecchia. E potenzialmente un quotidiano online è tanto grande quanto il
mondo che vuole raccontare. Il quotidiano online inoltre non si spreca come
quello cartaceo: segui i fatti in tempo reale, e man mano che lo fai i tuoi
articoli si accumulano e costituiscono un patrimonio che racconta la storia,
dando un valore aggiunto al lettore.
Un consiglio per essere un buon giornalista?
Occorre avere anche la passione che ti guida, la passione di raccontare la
notizia, di trovarvi i significati, di cogliere lo spirito dei tempi. Un
giornale fatto con distacco, che guarda con freddezza e cinismo i fatti e i
lettori, non mi ha mai convinto. Un giornalista dovrebbe avere forti
convinzioni e passioni civili e politiche, e impegnare tutta la sua
professionalità a filtrarle e raccontare la notizia al lettore: non deve
amputare la sua passione, ma farci a pugni ogni giorno in un rapporto che
non è sempre in fieri per trovare ogni volta un equilibrio.
Un ricordo che ti è rimasto impresso dalla tua
esperienza al Foglio? Ci ho lavorato nei primi anni di vita quando il
Foglio era tutto a Milano e solo io ero a Roma, nella sala stampa italiana
di Piazza San Silvestro dove i giornali che non si potevano permettere una
redazione romana potevano avere per un prezzo ridotto una postazione, col
corridoio principale pieno di telescriventi che vomitavano senza sosta
tonnellate agenzie. È stato un periodo molto formativo, nel quale Giuliano
mi ha re-insegnato a fare il giornalista togliendomi tutti i tic del
giornalismo italiano: lo scriversi addosso, fare cappelli di apertura
ridondanti, cercare la bella scrittura nell’eccesso di aggettivi e in
dettagli non necessari al racconto della notizia. Al Foglio ho imparato che
ognuna delle poche righe che avevi a disposizione doveva contenere una
notizia, e questa è stata una grande scuola.
Un consiglio a chi si vuole avvicinare al mondo del
giornalismo? Innanzitutto imparare a scrivere in italiano. Nella mia
vita ho messo in piedi tante redazioni, e trovare una persona che sappia
scrivere bene, in maniera leggibile e chiara, è una delle cose più rare e
difficili. I giovani che escono dall’università non sanno scrivere. La cosa
più disarmante è che mentre molti lo sanno e cercano di migliorare, altre
persone pur intelligenti e con belle idee sono convinte che sanno scrivere
bene mentre impieghi il triplo del tempo a rimettere posto il loro pezzo che
a scriverne uno ex novo.
Hai parlato della passione politica di un
giornalista, e della brevitas imparata al Foglio. Dicci allora una
frase significativa sul Governo Prodi. Mi sembra che abbia deluso tutti,
compresa la maggior parte di quelli che ne fanno parte.
Sul futuro della Casa della Libertà. Non si può
pensare a un dopo Berlusconi contro di lui, è Berlusconi che prende i voti e
gli elettori non si passano da un leader all’altro come una valigetta.
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