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Titolare della cattedra di Storia dei Partiti politici
nella Facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli, il prof. Luigi
Compagna è un perfetto esempio di come si possa sconfiggere il delittuoso
morbo del terzismo equidistante: le vostre parole siano si’ si’ e no no,
dice la Bibbia, e la parole del prof. Compagna sulle ultime vicende
politiche per nulla si prestano alla retorica ingessata e nebulosa del
politically correct.
Il voto del 27 marzo in Senato sul rifinanziamento della missione in
Afghanistan ha visto andare in scena il copione delle cosiddette “geometrie
variabili”, essendo stati determinanti i voti dei cinque senatori a vita e i
venti di Casini per una maggioranza che da sola non avrebbe raggiunto l’autosuffi
cienza politica. Lei come commenta questo episodio? “All’indomani delle
elezioni politiche ,quando le urne decretarono un centro-sinistra
un po’ più che pari e un centro-destra un po’ meno che pari, la democrazia
parlamentare italiana avrebbe avuto l’esigenza di un’alleanza diversa da
quella costituita in seguito. Rammento quando Silvio Berlusconi introdusse
l’ipotesi di “Grosse Coalition” e la proposta incontrò il favore di un noto
politologo non certo sospetto di berlusconismo: Giovanni Sartori. Prodi&co,
tuttavia, furono completamente insensibili a tale richiamo e la stagione
politica siavviò subito verso una sorta di “bicameralismo appannato” non
soltanto in tema di politica estera, tanto che a febbraio si è
giunti alla fatidica crisi di governo. Si è creduto irresponsabilmente di
poter arginare tale crisi brandendo la questione della legge elettorale, il
che ha reso ulteriormente ingovernabile
il Senato. Arrivo a dire che se la maggioranza avesse chiesto al capo dello
Stato lo scioglimento anticipato del Parlamento sarebbe stata una proposta
meno azzardata del pretendere di fondarsi su un blocco che va da Pininfarina
a Franca Rame.”
La gestione del rapimento di Daniele Mastrogiacomo si è avvalsa della
collaborazione di un attore che è apparso poi come il protagonista centrale
del suo rilascio, Gino Strada. Non le sembra che quando il Presidente della
Camera parli in tutta letizia di una diplomazia dei movimenti forse centri
esattamente il punto, senza però accorgersi di quanto tutto ciò abbia
costituito un vulnus per le nostre istituzioni? “Nessun affare di stato
implica una nitida distinzione fra le organizzazioni internazionali e gli
apparati statali quanto
la politica estera. Se il ruolo di Emergency è stato “debordante” è perché
la politica estera del blocco Pininfarina-Rame implica di fatto che
il”monocolore Strada”si trovi ad avere più potere e visibilità di Prodi, D’Alema
e Parisi (al quale va dato però atto di essere il personaggio più
consapevole di quanto stesse accadendo).”
Andando a fondo negli affarucci di politica interna, di fatto il voto
della fiducia ha visto spiccare una figura in particolare: Pierferdinando
Casini. Da un lato non lo si può accusare di essere stato determinante per
il raggiungimento del quorum, e dall’altro può vantarsi di “aver salvato
l’onore dell’opposizione”. Non è che tra i due figli di Battaglia, quello
“intelligente” era lui? “Fra Casini e Berlusconi ci sono profonde
affinità. Il fatto che la vicenda in Senato sia parsa attenuarle, se non
cancellarle, non è sufficiente a fare di Casini il Follini-Pallaro di
Palazzo Madama. Fra l’altro Casini siede alla Camera dove fi nora nei
confronti di Prodi è stato oppositore irremovibile. Il monocolore Strada
sbaglierebbe ad annoverare Casini fra i propri tifosi.”
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