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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


RUBRICHE - 4 CHIACCHIERE CON...  
"Negli schieramenti politici
non ci sono i presupposti per la Grosse Koalition"
A colloquio con Raffaele De Mucci, Prof. di Scienza Politica alla Luiss
 
di Anna Adornato
a.adornato@liberamenteonline.org
28 maggio 2006
 

Alla luce dei nuovi equilibri emersi dagli esiti elettorali vi forniamo una lucida disamina con il titolare della cattedra di Scienza Politica Raffaele De Mucci.

Professore De Mucci come commenta l'ipotesi ventilata da G.Sartori, alla luce degli esiti elettorali, di una Grosse Koalition da applicare al caso italiano: era veramente così peregrina? I governi di unità nazionale hanno sempre rappresentato una soluzione dei regimi parlamentari, non da oggi ritengo che lo stile consociativo, lungi dall'essere la malfamata ignominia che tutti ritengono, ben si addica a condizioni di questo genere ma sono consapevole che non ci sono oggi i presupposti per attuarlo, questo non tanto perché è la società ad essere divisa quanto per la spaccatura profonda tra gli schieramenti politici.

Ci sarà mai in Italia la speranza di quello che D'alema chiosava in un suo pamphlet a proposito di un "paese normale", la possibilità cioè che si arrivi ad una mutua legittimazione dei partiti in cui cessi la dicotomia mistificante amico-nemico sostituito dalla logica avversariale? Il caso italiano"è normale" a suo modo, e per questo intendo una normalità espressa da un forte grado di litigiosità del sistema politico. Ciò per via di una singolare concezione del potere inteso come fine a se stesso. Certamente la venuta meno di questa costante sarebbe un presupposto di cultura politica necessaria ma non sufficiente perché si proceda alla costituzione di un paese normale.

E' possibile con gli attuali numeri della maggioranza al senato garantire la governabilità e realizzare quel piano di rinnovamento che una area proclamatesi "riformista" dovrebbe prefiggersi? In astratto è possibile fare riforme quando perlomeno vi è consensualità di principio tra gli attori in gioco. Passando dalla teoria ai fatti vediamo però come in un bipolarismo esacerbato da due fazioni in permanente lotta tra di esse , una maggioranza risicata…

…mi perdoni, una maggioranza risicata sì, ma soprattutto eterogenea…Una maggioranza instabile sotto tutti e due i profili certo, che non solo non consente le riforme ma neanche una lunga permanenza al governo.

Il segretario del PRC assiso sullo scranno più alto di Montecitorio, una figura storica del PCI come Napoletano in lizza per il Quirinale, è la nemesi storica del fattore K? Mi auguro che il fattore K sia definitivamente superato e l'ex PCI, adesso DS, definitivamente legittimato. Resta da stabilire se e in che misura il partito che detiene la maggioranza nella sinistra possa esigere per sé e i suoi alleati le cariche maggiori dello stato in virtù di esiti elettorali non proprio eclatanti, non possiamo ridurre le istituzioni a materia di ricompensa o piegarle a logiche spartitorie. Mi lasci aggiungere che non amo l'eccezione antidemocratica rivolta al centro-destra e ancor meno la pregiudiziale anti-Berlusconi che non è appropriata all'ideale di mutua legittimazione di cui prima si parlava.

All'alba delle elezioni erano in molti a vaticinare l'implosione di FI sulle ceneri del suo stesso leader, da sempre raffigurato da un certo ghiribizzo snobista "parvenu" della politica. Il fatto che il vituperato "partito azienda" torni redento e anzi corroborato dagli esiti elettorali è forse il primo passo perché si conferisca il diritto di esistere nell'alveo democratico a Silvio Berlusconi e al partito di cui è leader? FI è un partito che non ha le strutture burocratizzate dei partiti di un tempo, ma questo non è un male; credo anzi costituisca un paradigma di rinnovamento per le altre forze politiche che si sono adeguate a questo tipo di organizzazione "leggera". Di certo non si può più parlare di partito azienda. I fatti hanno dimostrato che conta di un vasto consenso sociale e questo ne legittima la piena configurazione democratica, nonostante su di esso gravi l'anomalia del conflitto di interessi, che però non giustifica la pregiudiziale anti-Berlusconi, secondo cui in pratica vanno negati i diritti di uguaglianza politica e le funzioni di rappresentanza ai "ricchi".

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