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Alla luce dei nuovi equilibri emersi dagli
esiti elettorali vi forniamo una lucida disamina con il titolare della
cattedra di Scienza Politica Raffaele De Mucci.
Professore De Mucci come commenta l'ipotesi
ventilata da G.Sartori, alla luce degli esiti elettorali, di una Grosse
Koalition da applicare al caso italiano: era veramente così peregrina?
I governi di unità nazionale hanno sempre rappresentato una soluzione dei
regimi parlamentari, non da oggi ritengo che lo stile consociativo, lungi
dall'essere la malfamata ignominia che tutti ritengono, ben si addica a
condizioni di questo genere ma sono consapevole che non ci sono oggi i
presupposti per attuarlo, questo non tanto perché è la società ad essere
divisa quanto per la spaccatura profonda tra gli schieramenti politici.
Ci sarà mai in Italia la speranza di quello
che D'alema chiosava in un suo pamphlet a proposito di un "paese normale",
la possibilità cioè che si arrivi ad una mutua legittimazione dei partiti in
cui cessi la dicotomia mistificante amico-nemico sostituito dalla logica
avversariale? Il caso italiano"è
normale" a suo modo, e per questo intendo una normalità espressa da un forte
grado di litigiosità del sistema politico. Ciò per via di una singolare
concezione del potere inteso come fine a se stesso. Certamente la venuta
meno di questa costante sarebbe un presupposto di cultura politica
necessaria ma non sufficiente perché si proceda alla costituzione di un
paese normale.
E' possibile con gli attuali numeri della
maggioranza al senato garantire la governabilità e realizzare quel piano di
rinnovamento che una area proclamatesi "riformista" dovrebbe prefiggersi?
In astratto è possibile fare riforme quando perlomeno vi è consensualità di
principio tra gli attori in gioco. Passando dalla teoria ai fatti vediamo
però come in un bipolarismo esacerbato da due fazioni in permanente lotta
tra di esse , una maggioranza risicata…
…mi perdoni, una maggioranza risicata sì, ma
soprattutto eterogenea…Una
maggioranza instabile sotto tutti e due i profili certo, che non solo non
consente le riforme ma neanche una lunga permanenza al governo.
Il segretario del PRC assiso sullo scranno
più alto di Montecitorio, una figura storica del PCI come Napoletano in
lizza per il Quirinale, è la nemesi storica del fattore K?
Mi auguro che il fattore K sia definitivamente superato e l'ex PCI, adesso
DS, definitivamente legittimato. Resta da stabilire se e in che misura il
partito che detiene la maggioranza nella sinistra possa esigere per sé e i
suoi alleati le cariche maggiori dello stato in virtù di esiti elettorali
non proprio eclatanti, non possiamo ridurre le istituzioni a materia di
ricompensa o piegarle a logiche spartitorie. Mi lasci aggiungere che non amo
l'eccezione antidemocratica rivolta al centro-destra e ancor meno la
pregiudiziale anti-Berlusconi che non è appropriata all'ideale di mutua
legittimazione di cui prima si parlava.
All'alba delle elezioni erano in molti a
vaticinare l'implosione di FI sulle ceneri del suo stesso leader, da sempre
raffigurato da un certo ghiribizzo snobista "parvenu" della politica. Il
fatto che il vituperato "partito azienda" torni redento e anzi corroborato
dagli esiti elettorali è forse il primo passo perché si conferisca il
diritto di esistere nell'alveo democratico a Silvio Berlusconi e al partito
di cui è leader? FI è un partito
che non ha le strutture burocratizzate dei partiti di un tempo, ma questo
non è un male; credo anzi costituisca un paradigma di rinnovamento per le
altre forze politiche che si sono adeguate a questo tipo di organizzazione
"leggera". Di certo non si può più parlare di partito azienda. I fatti hanno
dimostrato che conta di un vasto consenso sociale e questo ne legittima la
piena configurazione democratica, nonostante su di esso gravi l'anomalia del
conflitto di interessi, che però non giustifica la pregiudiziale
anti-Berlusconi, secondo cui in pratica vanno negati i diritti di
uguaglianza politica e le funzioni di rappresentanza ai "ricchi". |