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Periodico dell'Associazione il Circolo Università di Roma


RUBRICHE - 4 CHIACCHIERE CON...  
L'Unione Europea vista dall'interno
Siamo a colloquio con l'On. Lorenzo Cesa, eurodeputato dell'U.D.C. e vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo.
 
di Carmelo Dragotta
c.dragotta@liberamenteonline.org
LiberaMente Special Genaio-Febbraio 2005
 

 Onorevole, intanto grazie per averci concesso questa intervista. Iniziamo da un recente fatto che ha investito sia l'europarlamento che il suo partito: dopo il "caso Buttiglione", che ha scosso l'opinione pubblica dividendola tra cattolici filo-Buttiglioniani e fondamentalisti del laicismo istituzionale, qual è il clima che si respira oggi all'interno del Parlamento europeo? La vicenda di Buttiglione è stata a dir poco allucinante. Buttiglione ha avuto coraggio. Oggi si avverte una certa ostilità nei confronti di alcuni principi del mondo cattolico. Tutti sono a conoscenza della presenza di lobby all'interno del Parlamento Europeo che destano non poche preoccupazioni circa la serenità con cui lo stesso dovrebbe affrontare argomenti seri.

Un avvenimento centrale degli ultimi mesi è stata la firma a Roma del Trattato che istituisce la Costituzione europea. Lituania ed Ungheria hanno già ratificato il Trattato. Sono almeno nove invece i Paesi che per la ratifica indiranno un referendum popolare, strumento con il quale già il Trattato di Nizza dovette fare i conti nell'Europa a 15 quando fu bocciato dai cittadini irlandesi. Cosa prevede per il futuro della Costituzione e qual è il Suo giudizio in merito ai suoi contenuti? La Costituzione europea ha introdotto preziosi elementi giuridici che rafforzano la trasparenza e la semplificazione delle istituzioni e la partecipazione dei cittadini alla democrazia europea. Ritengo che lo spirito di questa Costituzione possa rafforzare ulteriormente i nostri valori comuni rappresentati nelle istituzioni sovranazionali, pur mantenendo vive le specificità delle singole politiche nazionali. Sono convinto che questa Costituzione potrà dotare l'Europa di un quadro stabile e duraturo per il futuro sviluppo dell'Unione e che permetterà un futuro allargamento fornendo al contempo, ove necessario, meccanismi di revisione. Il risultato è un modello istituzionale forte e trasparente, a cominciare da una duplice ridefinizione del potere europeo: in senso orizzontale nel rapporto tra potere legislativo ed esecutivo, ed in senso verticale secondo un criterio aggiornato di sussidiarietà. Sono fiducioso nell'impegno degli Stati membri per una rapida ratifica della Carta europea entro il primo semestre del 2006. Solo se unita nel Trattato costituzionale l'Europa potrà diventare credibile ed accettabile nel far coincidere legalità e legittimità, Nazione e Federazione, sovranità popolare ed equilibrio dei poteri. In conclusione, la Costituzione europea può creare le basi per un'Unione sempre più ampia che non sia paralizzata dal prevalere di interessi nazionali o settoriali, un'Europa capace di intervenire con efficacia nelle sedi multilaterali e nei teatri lontani.

Uno degli obiettivi politici più importanti della nuova Commissione dovrebbe essere quello di rinsaldare i rapporti euro-atlantici, compromessi dall'intervento americano in Iraq e non ancora recuperati in pieno. Quali sono le prospettive da questo punto di vista? Tra le priorità del gruppo dei Popolari europei per la nuova legislatura ci sono sicuramente lo sviluppo delle relazioni transatlantiche, promuovendo la cooperazione al fine di garantire stabilità, sicurezza e prosperità nel mondo, il rafforzamento del ruolo della NATO e lo sviluppo delle capacità militari dell'Europa. Le relazioni UE-USA saranno incoraggiate da un progetto che migliori le dimensioni politiche ed economiche del partenariato, compreso il completamento di un mercato transatlantico. Credo che l'UE, per poter contribuire efficacemente al mantenimento della pace e della sicurezza nel mondo, debba dotarsi di una politica estera coerente e visibile. In questo contesto si inserisce anche il progetto della PESC (Politica Estera e di Sicurezza Comune) che dovrebbe affrontare sempre più questioni come l´approvvigionamento idrico, il traffico di stupefacenti, di diamanti e di armi leggere, che sono spesso motivo di conflitti regionali. L'Unione Europea dovrà lavorare sulle sue capacità nella gestione delle crisi utilizzando mezzi civili e militari,  ma soprattutto privilegiando gli aiuti umanitari, non solo come interventi post factum ma come forma di prevenzione. La volontà espressa nell´ultimo vertice UE - USA di avviare azioni comuni in molti settori sottolinea la consapevolezza che il lavoro in team é piú proficuo dell'unilateralismo: ad esempio la proposta di istituire una "comunità d´azione" transatlantica prevede tra l´altro la promozione della democrazia in paesi quali Iraq, Palestina e Iran. La prossima visita del Presidente degli Stati Uniti a Bruxelles va vista positivamente, così come la sua intenzione di inviare un esperto americano per il coordinamento dei lavori con le Istituzioni Europee impegnate nella lotta al terrrorismo. Sono tutti segnali che è avviato il lavoro per migliorare i rapporti transatlantici.

Un altro importante punto all'ordine del giorno sarà quello dell'adesione della Turchia all'U.E. L'europarlamento ha da ultimo dato il via libera all'inizio dei negoziati per il 3 ottobre di questo anno. Quali sono i principali problemi in discussione e qual è la Sua opinione in merito? La Turchia è oggi un Paese importante sulla scena mondiale ed in particolare nell'area mediterranea. Alla luce degli ultimi sviluppi positivi, la Turchia ha ormai tutte le ragioni per aspettarsi una buona accoglienza all'interno dell'Unione. Ovviamente, la conditio sine qua non rimane l'adempimento di tutti i criteri politici di adesione stabiliti alla Conferenza di Copenhagen (i 31 capitoli normalmente richiesti e di cui unica responsabile è la Commissione) e l'avanzamento rapido delle riforme strutturali. Di fatto, la decisione di dare il via ai negoziati darà sicuramente impulso e coraggio al Governo Erdogan per sciogliere quei nodi che ancora rendono difficile l'adesione all'UE, e che non soddisfano appieno tutte le sensibilità politiche europee. Saranno necessarie delle verifiche politiche costanti e l'Unione dovrà favorire questo processo perché è un'opportunità storica tanto per la Turchia quanto per la comunità internazionale.

Dopo l'intervento del Presidente Berlusconi, che ha chiaramente espresso la volontà italiana di riformare le regole di applicazione del Patto di stabilità, anche la Germania e la Francia hanno sottolineato tale esigenza, indicando la riforma come necessaria al fine di ridare slancio all'economia europea, da troppo tempo in stagnazione. Il Commissario Almunia si è come sempre dichiarato contrario ad ogni modifica. Quale crede sarà l'esito di tale confronto? Il tema della revisione del patto di stabilità é un tema molto caldo in questo momento. È presto per dire come si concluderà il dibattito ma ci si auspica che si arrivi ad un accordo all´interno dell'Ecofin prima del vertice dei capi di stato e di governo a primavera. Mi auguro che prevarrà un orientamento di riforma attraverso nuove regole ma senza cadere nella troppa flessibilità, regole che portino l´Europa ad una vera crescita economica. Il ridotto tasso di crescita dell´U.E. ed i deludenti risultati economici registrati, con conseguenti ritardi nella produttività e nell´occupazione, ci devono spingere a rivedere il patto di stabilità al fine di raggiungere uno sviluppo durevole.

Lei, prima di divenire un importante uomo politico, è stato anche nostro "collega di avventura" poiché come noi si è seduto tra i banchi della Luiss. Chiudiamo quindi quest'intervista ringraziandoLa ancora per la Sua disponibilità e chiedendoLe dei consigli per noi che, dopo la laurea, ci affacceremo come cittadini europei ad un mercato del lavoro ormai globalizzato. Il consiglio che posso darvi è quello di utilizzare durante la vostra vita accademica tutti gli strumenti educativi che l´Europa vi mette a disposizione, ad esempio il programma Erasmus o i numerosi programmi di interscambio culturale, che danno la possibilità di vivere direttamente questa dimensione europea di cui tanto si parla. Infine, una volta laureati, consiglio vivamente a coloro che hanno intenzione di lavorare all´interno delle istituzioni europee di fare domanda per i posti di stage che ogni Istituzione mette a disposizione, per vivere un´esperienza professionalmente formativa in una dimensione internazionale e multiculturale.

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